Parliamo di: FLOROVIVAISMO!

di Giovanni Carlini

Le tendenze sul piano macroeconomico non sono affatto buone, andando oltre l’idea del “secondo colpo” nello sviluppo della crisi. Nell’imminenza di un cambio epocale nel modo di fare affari, come invece siamo abituati, incontrarsi per cercare di capire è oggi più che mai strategico.

Per poter leggere questo studio va spiegato cosa sta accadendo.

E’ guerra! Come sempre a ogni crisi segue la guerra. La differenza questa volta è che il conflitto non è “laggiù” in Medio Oriente o in Asia, dove potremmo dire che “se la sono cercata” tra dittatori da strapazzo e fondamentalismo sterile, ma la guerra è qui. Con il caro euro il nostro lavoro non è vendibile all’estero restando confinato nell’ambito nazionale e quello UE ovvero in contesti dove la domanda è in piena discesa. (il calo dei consumi è nell’ordine del 3%) Neppure valgono quei sofismi-equilibrismi tra chi “ci guadagna e chi perde” nel caro euro. perché la benzina la usiamo tutti. Il quadro è semplice: dobbiamo proseguire a comprare materie prime, ma siamo in crisi nel vendere. In un contesto di questo tipo, l’equazione non quadra. La consolazione d’aver venduto da record nel nostro export in agosto, non cambia il quadro, perché il cambio con dollaro allora era di 1,25 contro 1 euro. Oggi a fine ottobre è 1,40 contro 1 euro, il che significa un mondo diverso, completamente opposto al primo.
Non solo, ma l’impennata clamorosa del frumento a cui segue tutto il resto nel campo alimentare, ha il potenziale di scatenare quelle rivolte del riso, del pane e del cibo che hanno già seminato morte nei paesi più deboli (quegli stessi che si affacciano sul Mediterraneo e che comunque si trovano a poche ore di volo da noi) Cosa attendersi nel futuro da un quadro di questo tipo?

La forza della Cina è ora la sua debolezza

La divisa americana non scende rispetto alle principali valute mondiali perché rispecchia il quadro macroeconomico del paese, ma in esito a una precisa e voluta politica della Banca Federale. L’obiettivo è semplice. Se le merci statunitensi sono più a buon mercato, saranno comprate dai cinesi, dai brasiliani (ma questo è un effetto secondario e di scarsa importanza) e dal resto del mondo. Una dinamica di questo tipo però produce un esodo di capitali dalle piazze finanziare americane a quelle dei paesi in fase d’affermazione, elevandone il valore della moneta. Con un real brasiliano più caro, le merci di questo paese entreranno con maggiori difficoltà sul mercato americano, perché saranno più care e quindi meno comprate. Questo è l’effetto principale: tagliare le importazioni e indirizzare la domanda interna sui prodotti nazionali.
La forza dei paesi emergenti, che ora si rivela il loro tallone d’Achille era quella d’esportare merci a buon prezzo nel mondo, però se il loro costo aumenta, tutto il meccanismo s’inceppa ritorcendosi contro di loro. La Cina, il Brasile, il Vietnam e molti altri hanno costruito il loro successo sulla disoccupazione dei paesi occidentali, non preoccupandosi del loro mercato interno che è ancora ai minimi termini (terzo mondo). Una morale da tutto questo è: chi la fa se l’aspetti.

Il collasso della Cina

Per anni è stato scritto e spiegato quanto il mercato cinese sia a rischio di collasso sociale. Nessuno ci ha voluto credere. Oggi molti (troppi) si sono calati nel mercato cinese e sono destinati a subirne tutte le conseguenze. Non dicano però che non è stato scritto e detto molte volte quanto pericoloso fosse quel mercato! Benedetta superficialità. La Cina non ha sviluppato un mercato interno, quindi è strutturalmente debole, mancando uno dei due presupposti per operare in forma capitalistica.
Il capitalismo per funzionare richiede delle condizioni minime che sono: la democrazia (la Cina è una dittatura) e mercato interno (praticamente inesistente o minimo). Quando gli stessi dirigenti cinesi ammettono in pubblico che se non crescessero dell’8% all’anno, il loro regime rischierebbe d’essere sopraffatto da rivolte popolari, con la recente manovra sui cambi e il conseguente voluto deprezzamento del dollaro, sono stati tagliati fuori dal mercato americano. La manovra riguarda miliardi d’importazioni cinesi negli USA in grado ora di ridimensionare l’eccesiva baldanza del paese asiatico. Solo in questi giorni la Cina sta sperimentando i suoi effettivi limiti. In un simile contesto, nel più grande paese asiatico, con un mercato interno non maturo e le esportazioni fortemente ridotte penalizzate dal cambio, quelle imprese italiane che si sono “lanciate” in Asia come se fosse la promessa del futuro, restano stritolate. Un effetto di questo tipo può essere mitigato solo se dovessero operare a favore del nostro mercato, lucrando sui differenziali di costo della mano d’opera. Anche con queste prospettive permangono gravi problemi di costi nei trasporti e di marchio di fabbricazione. Si conclama così la fine di un’era che troppo frettolosamente è iniziata e che ora è tutta da ridisegnare. La Cina non scomparirà, forse la sua dittatura ha i giorni contati, ma la Cina resterà un paese emergente che deve imparare a costruire le basi per crescere senza “copiare” non capendo.

In un contesto di questo tipo bisogna agire!

La Redazione di Green Up è andata in visita presso i gardenisti (questa volta italiani) per sapere cosa pensano e come si stanno organizzando. Questa volta ci siamo rivolti a una Signora e a un imprenditore di garden per capire cosa sia il comitato IGCA.
Martina Schullian dirige la Floricultura Schullian a Bolzano e Silvano Girelli il Garden Flover di Bussolengo nella provincia di Verona, entrambi fanno parte del comitato IGCA Italia.
Questi signori sono anche impegnati nell’organizzazione del prossimo 53esimo Congresso che si terrà dal 11 al 16 settembre 2011 nella città di Bolzano e presso il Lago di Garda con pre congresso in Toscana dal 9 all’11 settembre 2011.

Domanda: Signora Schullian, grazie per aver concesso quest’intervista a GREEN UP, può illustrare ai nostri lettori cosa sia l’IGCA?

Schullian: IGCA è l’associazione internazionale dei 1.000 più importanti Garden-Center nel mondo, con sede in Canada (http://www.intgardencentre.org). In questa associazione, una piattaforma per lo scambio reciproco d’esperienze, sono affiliati i centri giardinaggio, provenienti da 18 paesi.

Domanda: perché il prossimo incontro si realizzerà in Italia, come si è pervenuti a questo esito?

Schullian: L’IGCA si è messa in contatto con alcuni imprenditori del florovivasimo dell’Alto Adige, su consiglio della delegazione svizzera, perché sarebbe stato importante dopo 20 anni d’assenza, organizzare un congresso in Italia. Il consiglio direttivo dell’associazione mondiale ha quindi tenuto un meeting in sud tirolo decidendo che era una location eccezionale viste le particolari realtà della zona per il 53° congresso del 2011.
Si è anche convenuto d’estendere il congresso anche al lago di Garda, per visitare i garden center di dimensioni più grandi, oltre ai 2 giorni che precedono il congresso con una visita in Toscana per dare una visione più completa della nostra realtà nazionale. Una prassi ormai consolidata dopo i due precedenti congressi svoltisi anni fa a Roma, Milano e sul lago di Como.
Di conseguenza io e Silvano Girelli, ci siamo presi l’incarico di organizzare il congresso in Italia e di costituire il comitato IGCA Italia. che abbiamo presentato nell’ottobre 2010 al 52° congresso, ricevendo dall’organizzazione Giapponese il passaggio delle consegne. Immediatamente dopo la presentazione del congresso a Tokyo, che a suscitato parecchio interesse per l’Italia, abbiamo raccolto 120 conferme d’adesione dalla maggior parte dei paesi membri (Austria, Australia, Canada, Francia, Germania, Giappone, Gran Britannia, Italia, Olanda, Nuova Zelanda, Sudafrica, Ungheria, USA). Ma sa tutto inizia così per caso! Avendo partecipato per la prima volta a una conferenza IGCA, lo abbiamo percepito come un’esperienza unica e altamente professionale per allargare la nostra visione sul sviluppo del mercato, raccogliendo input e tendenze nuove dal settore. Infatti se è vero che i garden si sviluppano sempre di più in un giardino d’emozioni, questi concetti vanno sistematizzati e contestualizzati. Nessuno ha la bacchetta magica, ma dal confronto con altri operatori dello stesso settore possiamo far nascere nuove idee, concetti e opinioni, per gestire una situazione che si fa sempre più difficile. Non solo, ma girando il mondo, possiamo osservare scenografie attente e moderne, capaci di presentare una realtà fantastica capace di offrerci la possibilità di conoscere la realtà delle piante e i bisogni dei nostri clienti.

Domanda: perché sarebbe saggio partecipare al convegno italiano della IGCA?

Schullian: Perché solo in questa sede è possibile un concreto confronto con i migliori garden di tutto il mondo. Vede, il nostro settore è ancora troppo ricco di realtà condotte secondo uno stile tipicamente familiare e questo in Alto Adige come in tutto il Paese. Ora è il momento di passare a una forma di gestione nuova che sappia conservare i valori della proprietà. Quindi servono manager al posto dei figli dei proprietari ad esempio. E’ necessario che i grandi negozi di florovivaismo, quelli fidelizzati possano raccontarsi con i quelli più piccoli e viceversa. Il nostro convegno è tutto raccolto in queste parole.

Domanda: come si fa per partecipare?

Schullian: Tutti coloro che sono interessati a partecipare al congresso possono iscriversi. Anche quelli che non sono membri dell’IGCA o di paesi senza organizzazione IGCA hanno il loro accesso.. Tutte le condizioni sono riportate sulla pagina http://www.igcacongress2011.com .
E’ stata aperta anche una particolare sezione denominata young study tour, riservata ai giovani per agevolare il confronto tra gardenisti attivi sul mercato e i prossimi imprenditori in questo settore.


Lo staff Italiano della IGCA