Modelli di consumo nel tentativo di salvare il settore della ristorazione in Italia come all’estero. Terzo studio della serie dedicata al tema.

In questo momento la ristorazione s’articola sostanzialmente in tre diversi modelli che sono:

a) ristoranti con servizio rapido;

b) ristorazione tradizionale;

c) consegna a domicilio.

I dati qui elaborati sono aggiornati a gennaio 2020 su statistiche conteggiate nel 2018 dove il terzo segmento vale nel mondo Occidentale, il 6% del mercato.

In questo ambito si parla delle cosiddette “cucine senza ristorante” dove il prodotto è ordinato tramite internet e consegnato con corriere.

La previsione su questo segmento (fonte Fipe) è che cresca dal 6 al 10% del totale del comparto.

Attenzione però che quel 10% è stato calcolato in una dimensione pre-pandemia da polmonite cinese!

E’ possibile che con la chiusura del 60% degli operatori del mercato, in proporzione, il 10% del cibo da asporto cresca di più.

Negli ultimi due anni (2016-2018) per effetto della “novità” il giro d’affari nelle aziende appena aperte del settore “consegna a domicilio” è stato così intenso tale da corrispondere a ben 17 anni di ristorazione tradizionale.

Ecco cosa vuol dire una “fiammata” di novità ed interesse.

Riuscirà il settore “consegne a domicilio” a conservare il ritmo anche oltre le limitazioni agli spostamenti da virus cinese?

La suddivisione interna alla consegna a domicilio è stata già descritta nel precedente studio pubblicato; si tratta di 4 tipologie di lavoro.

Considerando qualche aspetto di storia per capire meglio e di più, il cibo da asporto è un’idea del 1994 di PizzaNet, filiale di PizzaHunt (Stati Uniti).

Nel 1995 si forma l’esperienza Waiter.com d’intermediazione tra il ristorante e il cliente. Modello che si replica nel 1999 in Europa e Israele.

Nel 2001 in Danimarca e poi in Gran Bretagna (2005), diviene operativa la società Just Eat basata sulla raccolta e consegna d’ordini per ristorazione.

I modelli di consumo qui possono essere diversi.

La Just Eat chiede ai ristoranti un prezzo d’accesso ai servizio di 700 sterline scarse e ai clienti una aggravio spesa del 14%.

Infatti il 90% del bilancio della Just Eat proviene dell’aggravio di spesa che si carica il cliente; finché c’è gente che paga!

I modelli di consumo sono diversi, in altri studi verranno esaminati uno ad uno, fornendo un supporto alle attuali imprese di ristorazione in crisi.