Geopolitica delle emozioni, cercando di salvare qualcosa dal naufragio d’attenzione e rispetto verso lo scrittore per il suo dimostrarsi appiattito sulla Cina comunista.
A seguire, rispetto a quanto già scritto nello studio precedente, prosegue l’elenco di concetti da salvare o interessanti sui quali riflettere:
- pagina 77: la povertà in India è scesa, negli ultimi anni, dal 25% della popolazione all’attuale 10%;
- a pagina 79 si confronta l’arroganza cinese con l’incertezza indiana;
- pagina 80: la Cina arrogante e l’India incerta rappresentano per l’autore, “la cultura della speranza”. In cosa consista tale speranza non è stato spiegato nel libro;
- quindi pagina 81 l’amletico quesito che si pone l’autore: modernizzazione e occidentalizzazione sono indivisibili? Ovviamente la risposta include che non c’è bisogno di democrazia per la modernizzazione quindi anche una dittatura è moderna. La reale differenza che Moisi non spiega è nella durata nel tempo. Una democrazia sfida i secoli quando la dittatura nasce già morta nel senso che si misura in decenni;
- un passaggio interessante che segue queste pagine, riguarda il Giappone (considerato dal Moisi invidioso verso la Cina comunista – e qui si vuole distinguere la Cina democratica individuata nell’isola di Formosa/Taiwan da quella soggetta a dittatura con capitale Pechino). I giapponesi, spiega il libro, non percepiscono il secondo conflitto mondiale come un evento particolarmente afflitto dai crimini di guerra;
- a pagina 112 si precisa come l’India si veda come una “potenza morale”;
- anche l’Occidente si considera una super potenza morale nei suoi contemporanei estremismi di marxismo e cristianesimo-capitalista;
Sullo sfondo Moise considera le emozioni come profondamente diverse dall’ideologia. In realtà sono aspetti o stati d’animo intimamente connessi l’uno nell’altro. Si potrebbe sintetizzare in questi termini:
le emozioni, sul piano della politica, si trasformano in ideologie. Concetto non espresso dal Moisi che emerge dalla personale riflessione.
Il Moisi si confronta (aimè) a Samuel Huntington e a quell’ottimo libro che è stato “Lo scontro delle civiltà “. Geopolitica delle emozioni non raggiunge nessuno dei vertici spiegati dallo studioso americano, Huntington.
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