18 aprile 1948, le prime votazioni che coinvolsero l’intera Nazione della storia. Non era mai accaduto in alcun Regno o contrada italiaca che TUTTI potessero votare; il 18 aprile del 1948 questo è accaduto.

Ovviamente non si trattò di una conquista italiana! Le masse erano già entrate nella Storia con la Prima guerra mondiale. Come effetto e conseguenza della nuova realtà, venutasi a creare negli anni Venti, quasi 30anni dopo, si potè accedere al voto per TUTTI.

libro sulla 1° guerra mondiale e l'ingresso delle masse nella storia
Raro testo di sociologia storica dove si analizza l’affermazione della personalità individuale quale novità e conquista del XX° secolo.

In questo TUTTI, il 48,5% degli italiani scelse la Democrazia Cristiana.

Ai comunisti, uniti ai socialisti, nel Fronte Popolare, andò il 31%.

Un 7,1% fu riconosciuto all’Unità socialista, una formazione che volle mantenere il socialismo distante dal comunismo.

La destra raccolse il 5,3% (Aurelio Lepre, nel libro LA STORIA DELLA PRIMA REPUBBLICA – L’Italia dal 1943 al 2003, a pagina 114 chiama questa formazione come “estrema destra”. La scelta per definire “estrema” la formazione deriva dall’unione dei monarchici con il MSI appena formatosi)

Per il Blocco Nazionale (liberali e qualunquisti) si segnò un 3% mentre il 2,5% fu per i Repubblicani.

Del restante 2,4% per completare il 100, non vi è notizia nel testo di Aurelio Lepre. Il presente studio segue una serie di altri spunti già pubblicati in questo sito commentando il testo di Lepre. Qui il link dell’ultimo articolo:

Ciò che interessa questo studio e il successivo che verrà pubblicato, riguarda la tensione emotiva che precedette quella votazione. Della fortissima contrapposizione tra libertà occidentale e schiavitù comunista, cosa ne resta oggi nel 2019?

Il PCI di allora oggi si chiama PD da un lato e 5 Stelle dall’altro. Fortunatamente sono divisi e non possono così governare la Nazione. Forse questo è il miglior regalo che il Renzi (quello non votato da nessuno che ha governato) ha lasciato al Paese.

In particolare nella mia vita di forte e deciso oppositore al comunismo in ogni sua forma e localizzazione, nato 10 anni dopo quel 1948, cosa ha inciso?

In tutta onestà penso che i temi dell’anticomunismo del 1948 si siano solo attenuati nei decenni successivi, ma non scomparsi. La dipendenza del PCI dall’Unione Sovietica e quindi il problema della fedeltà al Paese è rimasto intatto fino al crollo dell’Urss.

Detto in altre parole, se nel 1948 i comunisti mangiavano i bambini, nei decenni successivi sono rimasti l’ombra nera che getta buio nella giornata di sole.

Perchè ero e sono rimasto decisamente anticomunista? Semplice. Non credo che lo Stato debba gestire l’intera società al posto e per conto dei privati.

Vorrei una Scuola privata controllata negli standard di qualità dallo Stato, quindi ospedali non statali e ferrovie private, ma soggette a protocolli di qualità.

Credendo nella libera iniziativa mi sento ostile a tutto quanto soffoca l’individuo. Con questa prospettiva vedo con ostilità l’eccezionale alto livello di tassazione che affligge la Nazione.

Possibile che solo per l’INPS il lavoratore debba il 10% e l’azienda un aggiuntivo 40% del valore della singola retribuzione? Qualcosa non quadra.

E’ bene che lo Stato faccia diversi passi indietro limitandosi al controllo e all’azione quando necessario (vedi crisi Subprime nel 2009 o eventi similari).

Per questi motivi sono anti comunista, anti PCI/PD e anti 5Stelle. Il 1948 non l’ho vissuto, ma lo sento come parte di me nella scelta per il progresso che fu fatta. Come si fa ad essere comunisti? non l’ho mai capito!