Spiegando il crollo culturale dell’Islam emerge la questione di genere, ovvero la differenza di visuali sociali tra donne e uomini.

Spiegando il crollo culturale dell’Islam, come stiamo assistendo in questi giorni dai fatti iraniani, sorge una domanda: perchè? In effetti, ma questo è stato più volte già scritto l’Islam dorme un sonno culturale lungo 500 anni rispetto l’Occidente. Ciò non giustifica “il crollo” di una civiltà, servono delle motivazioni più interne per provocare la caduta di un sistema di vita. In effetti, a ben guardare, questo ELEMENTO INTERNO allo stile di vita islamico c’è ed è “palese-plateale”.

Dal V° secolo avanti Cristo, il primo storico dell’umanità occidentale, Tucidide, descrive, tra le molte cose, anche il ruolo della donna nella società. A quell’epoca la donna aveva 2 funzioni: affettiva e riproduttiva. Nel solo Occidente dal 1918, in seguito alla “marmellata di ragazzi” che ha contraddistinto la Prima Guerra Mondiale, il genere femminile ha acquisito nuove funzioni.

Dalle 2 iniziali funzioni sociali, le donne sono diventare lavoratrici retribuite. Prima non lo erano. Con il lavoro pagato nasce la funzione estetica. La rivoluzione fu di non voler piacere solo agli uomini, ma a loro stesse. Si completò quindi un ruolo strategico per il genere femminile: piacere e piacersi. A questo punto siamo già a 4 funzioni rispetto le prime 2 iniziali.

Il quadro si completò con quello culturale studiando e scrivendo libri. Infine, negli anni Sessanta, il gentil sesso assunse anche la funzione consumistica. Siamo a 6!

Una dinamica sociale di questo tipo per il genere femminile è completamente estranea a qualsiasi altra cultura del mondo. Su 9 culture del pianeta Terra, solo quella Occidentale riconosce 6 funzioni alle sue donne. Ecco giunti al punto cruciale della nostra analisi. Spiegando il crollo culturale dell’Islam, emerge quel fattore interno CRUCIALE in grado di far crollare veramente tutto. A questo punto non esiste un nemico esterno all’Islam, ma il male è interno allo stesso Islam: la sottovalutazione delle donne.

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