Spettacolarizzazione della vendita. Approfondimenti nel taccuino americano 2017. Oggi come oggi la vendita priva di stupore è per attività che poi chiudono.

Spettacolarizzazione della vendita. In una società malata nel bisogno di stupirsi (vedi abuso nel social) come non spettacolarizzare la vendita? Si tratta di una scelta obbligata nel caso si voglia restare sul mercato per i prossimi anni.

Oggi, tranne per gli acquisti necessari e anche lì va ripensata la tecnica di vendita, il resto dei beni è comprato su impulso. Bello, brutto, colorato, di figura, costoso, economico. Sono tutte impressioni soggettive e NON oggettive. Vuol dire che abbiamo dimenticato il concetto oggettivo per quello che è, entrando con il XX° secolo nell’estrema personalizzazione. Attualmente si percepisce non si guarda. E’ una rivoluzione. Attualmente “i fatti della vita” non sono “quelli” ma per come vengono interpretati.

In un mondo che ha sostituito l’oggettivo (è così) con il soggettivo (io penso che…) si vende solo se si ricorre allo spettacolo!

In pratica cosa vuol dire spettacolarizzare la vendita? Tanto per iniziare significa non riferirsi specificatamente al prodotto venduto o fabbricato. Si spettacolarizza la vendita se si è capaci di “parlare di altro”, ecco il segreto!

In questo senso ci si apre alle sponsorizzazioni, è vero ma non basta. La sponsorizzazione è fredda. Si pone uno striscione con un nome nella pretesa che sia elaborato dal potenziale consumatore. E’ una cazzata (mi scuso per la volgarità appena espressa). Non funziona così.

Affinchè il “bisogno” di comprare entri nella sensibilità del potenziale cliente serve di più. Si deve divertire! Deve ridere e partecipare. In una parola dev’essere parte del processo di familiarizzazione tra il bisogno e il bene. Per far questo serve un richiamo diretto “ad altro” che poi richiami e recuperi il bene. Se il cliente è attrato e si diverte è fatta, incorporerà il servizio da comprare con il divertimento goduto.