quando l’arte migliora l’uomo o solo lo intrattiene-diverte? Spesso si vuole appositamente confondere arte e moda per far cassa. 

Devianza moda e arte: spesso, troppo spesso una voluta confusione per vendere a caro prezzo.

La moda, nascendo in era industriale per la massa dei nuovi cittadini, ha rappresentato un segno di coesione sociale. Certamente il concetto “moda” esiste da sempre, quindi da oltre 50mila anni, dando qualcosa di cui parlare alle persone, ma la vera novità, nell’importanza di colorarsi e vestirsi, è una conquista dell’era industriale, agli inizi del Novecento.  

Più nel dettaglio fu il sociologo tedesco Georg Simmel, scrivendo il saggio: Die Mode nel 1910 che per primo offrì una chiave di lettura comportamentale e comparativa tra ere diverse e popoli sul fenomeno “moda”.

Cosa c’è nell’indossare colori e abiti che emoziona così tanto le persone? Ecco che devianza moda e arte diventano concetti reali sui quali riflettere.

Perché e come mai nello stesso fenomeno “moda” c’è coesistenza tra arte e devianza sociale attraverso il vuoto indossare per uniformarsi?

Gli estremi si toccano in un terreno, appunto quello della moda, provocando diverse reazioni.

Repulsione (per un ambiente frivolo)

Interesse distaccato (bello ma caro)

Dipendenza patologica (shopping fine a se stesso)

Infine un tentativo d’identificazione del prodotto in ambito d’arte per un duplice scopo: alzare il prezzo e, in alcuni casi, ricerca pura del senso estetico. 

Ecco che qui devianza moda e arte diventano concetti concreti.

Moralità, memoria e desiderio appaiono tre aspetti in conflitto nello stesso fenomeno sociale.

Considerato che la moda, così osservata in termini di “fenomeno sociale” si presenta come arma sociale a doppio taglio, dov’è facile trovare stolti ed esteti riuniti nel medesimo culto, come gestire un aspetto frivolo della vita moderna?

In realtà, la moda non è affatto solo frivola. Attraverso il colorarsi e il mostrarsi nasce la personalità moderna, il che è una scoperta recente in termini di massa.

Nel momento in cui la “moda” si presenta su più fronti, sia frivola sia esaltazione dell’arte da indossare, serve un glossario. In pratica una traduzione per quando l’ “arma per esibirsi”, (moda) sia artistica o chiasso nel colore e tendenza. 

Il presente studio desidera, con chiave spiccatamente sociologica, interrogarsi sul concetto di devianza moda e arte definendone i confini e le sovrapposizioni. Non basta. Sapendo quanto normalmente si speculi sul binomio moda-arte per “cassetta & fatturato”, è sano interrogarsi sui confini oltre il quale la moda è pacchiana ed esibizionista. 

In un mondo che recentemente si è scoperto “pacchiano ed esibizionista” quindi in un punto di basso profilo nei valori, il sistema moda deve adeguarsi per vendere o farsi portavoce di una più evoluta visone della società e della vita?

Nel caso la cultura, l’arte e la moda vogliano stimolare il meglio nella società recuperando valori e idee, (prospettiva non scontata e tutta da vagliare al momento), come dovrebbe essere formato il cuore dirigente dell’industria della moda? Esiste una scuola d’arte e moda che possa porsi come avanguardia della società? Quali le materie di studio e chi dovrebbe insegnarle?

Si focalizza, in questo percorso un problema di fondo: per essere e rappresentare qualcosa nella storia e nella società civile, serve un assetto ideale e concettuale che si possa considerare “formazione”. Da uno sguardo rapido sugli attuali attori della moda, non pare si possa identificare un assetto culturale tale che sia formativo sulla società. In realtà c’è un “ordine sparso” motivo per cui è ancora immaturo il concetto di arte e moda. 

L’evento isolato e accentuatamente individuale (il negozio d’arte, il profumo che veste etc.. etc) non rendono la dignità di un fatto d’arte se non estemporaneo esibizionismo commerciale da opporre come barriera all’ingresso di nuovi operatori e giustificativo di un prezzo non giustificato. 

Per evitare che quanto qui notato e suggerito resti solo una lamentela per un’arte che non parla alla moda, è stata scritta questa ricerca.

I punti forti dello studio sono: definizione di arte come senso sociale e la sua relazione con gli stili da indossare per colori e stoffe. Esiste una relazione oppure si tratta di una voluta forzatura?

Stabilita una pur remota connessione tra spirito sociale del senso estetico e la moda, va spiegato come la qualità di vita delle persone migliori nell’alternanza tra uniformità e difformità.

Il terzo passaggio è capire se l’attuale sistema moda è solo espressione di commercianti di stoffe alla ricerca di motivazioni per vendere più care le rispettive mercanzie, o fucina di un modo d’intendere l’esistenza, per quanto discutibile. 

Dall’ultimo punto esaminato, il passaggio all’identikit formativo del manager-proprietario d’impresa di moda è naturale approdo riflessivo. 

La Conclusione e filo conduttore di quest’approfondimento concettuale, non vuole essere la solita e sterile come rituale celebrazione dell’arte nella moda (evento scatenato solo a fini commerciali) quanto, un accurato interrogarsi su ciò che è realmente un avanzamento del senso e gusto estetico artistico nella moda.  

Indice

  • Concetto di senso estetico e arte; 
  • Concetto di “moda”;
  • Analisi sociologica del valore della moda nella società. Simmel, Bourdieu, Zolberg, Bauman;
  • L’evoluzione del senso e percezione di moda dal Novecento al Duemila;
  • L’attuale abuso del concetto di arte nella moda;
  • L’industria della moda è anche capace di un messaggio culturale quanto artistico di avanguardia nella società civile?
  • La necessità di formare una nuova classe dirigente nel mondo della moda in grado di recepire il bisogno di arte;
  • Adesione sociale e distinzione nell’uso di moda: dalla Prima Guerra mondiale alla Globalizzazione e fase post-modernizzazione grazie a Brexit e Presidenza Trump.
  • Conclusione: esiste un’arte nella moda? Campi applicativi concreti non commerciali.

Bibliografia

  • Pierre Bourdieu 
  • Georg Simmel
  • John Carlins
  • ……altri