Per capire serve la materializzazione non la dematerializzazione. Il tema è stato già precedentemente affrontato scatenando un grande interesse con richiesta di approfondimento. Ecco qui ulteriori passaggi di meditazione.

Per capire serve la materializzazione del concetto altrimenti resta vago, insipido e teorico. Questo fondamento della cultura della formazione vale da 50mila anni, ma è stato tradito solo da qualche anno, in era globalizzata. I risultati nella formazione dematerializzata sono eccezionalmente poveri, da cui serve un’importante revisione. Fin qui nella di particolare, il punto è un altro, perché la mente non percepisce un concetto non materiale? La critica a queste osservazioni (coloro che fanno del progresso solo un andare avanti acritico) è che l’amore, ad esempio, non è affatto materiale ma capito al volo da tutti.

E’ vero l’amore e i sentimenti non sono materiali, ma questo solo nella prima parte della loro manifestazione. In realtà i sentimenti sono molto ma molto e tanto fisici!!! Probabilmente chi ne parla non vuole appositamente ritenere l’importanza “epidermica” del sentimento. Una carezza, un abbraccio, un impegno alla condivisione dei momenti più intimi. L’assenza di fisicità nella relazione affettiva ne uccide praticamente la possibilità di lunga durata.

Spazzato via il paragone con i sentimenti (perchè spiegato) resta che per capire serve la materializzazione. Ovvero serve qualcosa da sottolineare, leggere, confrontare, strappare, archiviare, rileggere. La mente umana funziona in questo modo. Il possesso di un concetto, come di un sentimento, emerge solo dalla sua concretizzazione fisica. L’essere umano è inscindibile dalla sua disordinata fisicità che lo condiziona nella comprensione e percezione del sentimento/ concetto. Per un eccesso di modernità si è voluto sperimentare una strada diversa con effetti errati. Peccato che questo “provare” sia stato applicato sui ragazzi, allargando la base di superficialità insita nell’età giovanile.

Ora è necessario porre rimedi. Che “stancante” fare le cose e poi dover rimediare. Questo dover “poi rimediare” è un passaggio tipico della Ue, della moneta unica e della globalizzazione: tutte realizzazioni frettolose. 

parkinson