Mi fa parlare con il capo? E’ l’affermazione di un cliente spazientito non ben gestito dall’azienda!

Mi fa parlare con il capo è una frase terribile che indica tutta la non capacità dell’impresa di gestire il contatto. Parlando con un’impresa del nord est, emerge che grazie a fondi INPS ha la possibilità di lanciare un intenso percorso di formazione (500 ore circa) da svilupparsi al suo interno nei prossimi 12 mesi. Ovviamente quanto ha ottenuto questa società industriale è accessibile a tutti, perché incide sui versamenti INPS che sono stati pagati per singolo dipendente anno dopo anno.

Forte di una trentina di persone e con un fatturato di qualche milione d’euro, questa realtà è impegnata anche nell’export e in particolare verso i paesi dell’est.

Vengo a contattato con uno degli amministratori, perché un anno fa, fu mio studente nel corso di marketing. Immagino che ne restò interessato e ora mi chiede: con i fondi dell’INPS può venire da noi in azienda per sviluppare un corso sull’internazionalizzazione delle PMI e il connesso marketing? Per un ex studente ovviamente non faccio il prezioso e discuto subito della necessità di redigere un piano di marketing, ovvero strutturare un corso non di teoria ma pratica, scrivendo a tutti gli effetti un documento di strategie aziendali e politiche commerciali.

A questo punto “la pratica” passa a una signora (moglie di uno dei titolari) già laureata in economia che “queste cose le ha studiate”. Attendo un paio di settimane ma nessuno si fa vivo, il che per uno di marketing è alquanto atipico. Il mi fa parlare con il capo diventa una catapulta da scagliare all’azienda!

La stranezza deriva dal fatto che gente di marketing, lavorando con passione e fantasia, trovandosi in un perpetuo e naturale stato di ebbrezza logica, perchè dopo aver letto i miei appunti non ha alzato il telefono per uno scambio di idee?

Qualcosa non quadra.

Passo ai fatti e chiedo di parlare con l’amministratore delegato. La risposta del mio ex studente (comunque una persona con oltre 50 anni) è che l’impresa non ha, e ripeto, non ha un Capo, in quanto essendo stata fondata dai genitori e zii, oggi i figli di quei personaggi proseguono, specializzati nei diversi comparti. Concettualmente e sotto il punto di vista umano, posso anche capire una realtà complessa (appunto l’azienda) co-gestita tra persone stabili e mature, però credo fermamente nel bisogno di un personaggio che diriga l’intera struttura, pur rispettando gli indirizzi e opinioni altrui. La centralità di comando è in grado d’offrire tempestività e immediatezza a ogni tipo d’organizzazione umana, comprese le imprese.

La stessa famiglia o coppia, nucleo base della società, obiettivamente, poggia sulle analisi femminili raccolte nella sintesi maschile (non me ne si voglia per quanto appena affermato, però è così ovvio che gli uomini non sanno decidere senza l’ausilio e l’apporto delle loro donne)
Scoperto come questa realtà abbia tradito le più elementari norme d’organizzazione sociale e aziendale, ora diventa chiaro del perché una laureata in economia non sappia neppure cosa sia un piano di marketing e non se ne ponga il problema. Anzi, se l’azienda è sempre andata avanti senza una pianificazione commerciale e strategica, perché dotarsi di questo nuovo metodo di lavoro e analisi dei mercati?

In Italia da 6 mesi a questa parte, falliscono 30 imprese al giorno. In un contesto del genere il mi fa parlare con il capo cessa d’avere la sua influenza perchè tutta l’azienda è compromessa. Finora ero abituato a mercati troppo stretti, prodotti obsoleti e cari, punto di pareggio non adeguato ai volumi, reti commerciali non sviluppate, agenti non formati, imprenditori distratti e parenti del nucleo dirigente incapaci, quindi mancanze di ogni genere alla contabilità aziendale, problemi di liquidità, ma a un disordine organizzato, dove tutti decidono per tutto, non l’avevo mai studiato.

Ne consegue che in questa impresa non c’è un organigramma e mancano le regole scritte (punti di chiarezza). Compresa la situazione, ho subordinato il mio intervento a una discussione aperta, con il nucleo dirigente, sui criteri organizzativi necessari per poter operare sul mercato.

In assenza di una decisione che individui un Capo (anche a turno anno per anno) mi troverei privo del mio interlocutore principale, non avendo fiducia nella comunità familiare. Mi è stato già obiettato quanto ognuno sia altamente specializzato nel suo settore, senza la visione generale del tutto. Ho risposto che un Capo è un generalista, ovvero non deve sapere nel dettaglio ogni cosa, ma dirigere l’impresa per idee e visioni, che collochino la realtà nei prossimi 6 mesi, quindi 12, 18 e 5 anni. Naturalmente Capi si diventa ed è per questo che ci sarà una formazione per tutti e un’altra per l’Amministratore Delegato, affinchè impari a guardare fuori dal suo specifico argomento tecnico.

Con quanto qui scritto mi rivolgo alle PMI, nostri lettori, affnchè s’interroghino sul bisogno di una guida che sappia disegnare il futuro, monitorandolo giorno per giorno e che sia anche dotato del carisma d’unire uomini, mezzi e risorse su un obiettivo comune. Buon lavoro.

Commento di un lettore

Ciao Giovanni ho letto il tuo “mi fa parlare con il capo”, bello e amaro!

non sai quanto puoi essere stato tempestivo con questa stampa di oggi. Sto vivendo l’esatta situazione che hai descritto. Pur non lasciando l’azienda dalla quale ti scrivo, per esigenze di budget mi sono ritrovata a lavorare di pomeriggio in un confettificio del mio paese, (pochi centinai di metri da casa) che aveva bisogno di un responsabile acquisti. Dopo tre giorni, conoscendo il loro software gestionale, ho cominciato a snellire le pratiche più urgenti e dopo due settimane mi sono messa in linea con il lavoro ordinario, nel frattempo pur non essendo di mia competenza ma per esigenze lavorative, ho scritto l’organigramma funzionale e pensa, per poterne discutere con qualcuno ho scritto la mia relazione, l’ho lasciata sulla scrivania con il mio numero di telefono e sono rimasta a casa in attesa che si accorgessero che non c’ero e si ponessero delle domande.

Ora, nel mio caso, alla direzione non ci sono laureati ma tre soci sbandati con conflitto di interessi facenti pare di una stessa famiglia, ma l’azienda va avanti da quasi cento anni. E io mi chiedo: ma come si fa? Come è possibile che si vada avanti per forza di inerzia? Che l’ultimo arrivato, in questo caso io, si renda conto della necessità di un Capo e loro che vivono del reddito di questa azienda pensano che non sia necessario. E’ possibile secondo Te che la commessa di reparto pensi a fare gli acquisti senza nemmeno sapere che cos’è un ciclo finanziario e che cosa origina acquistando 60 gg. prima della merce? Le realtà che incontro sono sempre più sconvolgenti, non so se sono io che sono sfigata o se la qualità dell’imprenditoria che mi circonda è questa. E quindi come sperare che si possa riprendere? Un conto è riprendersi dalla crisi economica un conto è ammettere i propri limiti e formarsi per poterli migliorare. Io non credo che siano disposti a farlo…è difficile perfino farli sedere contemporaneamente per una discussione ….sono molto perplessa…..

Un caro saluto

Pat