L’antropologia è il tema del capitolo 6 del testo di Dumont, SAGGI SULL’INDIVIDUALISMO

Purtroppo negli ultimi 2 capitoli del libro SAGGI SULL’INDIVIDUALISMO, Dumont diventa più fumoso. E’ un guaio. Probabilmente l’autore si è spinto in ambiente molto complesso che ha cercato di spiegare. Questo “campo minato” è l’antropologia. Dumont è un antropologo prestato alla sociologia o forse meglio un filosofo.

Il titolo del capitolo 6 è: La comunità antropologica e l’ideologia. L’obiettivo è cercare di fare il punto sull’antropologia. Serve ancora questa disciplina?

Dumont si lamenta sia della fretta che assilla gli studiosi sia della superficialità. Per quanto riguarda la fretta l’accusa è diretta al clima cultura statunitense e alle sue mode. La moda, ovvero il transito veloce del pensiero è uno degli elementi di crisi per le scienze sociali. Si distinguono 3 passaggi nella sociologia moderna:

  • il funzionalismo
  • il strutturalismo
  • l’analisi simbolica

In questo divenire (a volte caotico) si parla di una rivoluzione permanente. Tant’è vero che Thomas Kuhn indica questa era come quella della rivoluzione strutturalista. Significa che tutto è sempre posto in discussione. Un terremoto di questo tipo ha delle conseguenze che sono:

a) poca attenzione alla soluzione ai problemi pratici;

b) crisi delle scienze sociali perchè esposte all’IDEOLOGIA AMBIENTE.

In un quadro così complesso si osserva una debolezza nel consenso professionale. Tale fragilità è data da:

  • eccessiva specializzazione di studio
  • troppi orientamenti di ricerca
  • un grande attivismo (eccesso di libertà) da parte dei ricercatori che ha generato non pochi equivoci.

Come si nota, essendo complesso l’argomento la trattazione è schematica.

Fortunatamente, il prof. Marcel Mauss già nel 1900 diede una precisa definizione di antropologia:

  • serve per enunciare l’unità del genere umano
  • e allo stesso tempo LE DIFFERENZE.

Sempre Mauss, colloca l’antropologia alla convergenza di 2 visuali (che sono il filo conduttore del testo di Dumont):

a) la visione individualistica (quella proveniente dalla Rivoluzione francese)

b) la visione olistica (proveniente dagli studi tedeschi). Si rammenta come l’olismo sia espressione di sinergia dove la somma non corrisponde al solo valore di ogni parte. 

L’antropologia comincia qui come sintesi viva tra 2 aspetti dell’uomo. Essendo il pensiero filosofico tedesco, una sintesi tra individualismo e olismo, emerge la sua importanza. 

Capito il riferimento tedesco da qui fioriscono altri ragionamenti. Infatti se Durkheim (francese) pensa alla società nel suo complesso, Weber (tedesco) si rivolge all’individuo. Attraverso questi due padri fondatori nasce la sociologia. Non va però dimenticato il contributo di Toennies (1855-1936). Questi, distinguendo tra comunità e collettività (società) in realtà non presenta una differenza netta tra i due concetti, come applicato tra Durkheim e Weber. Toennies spiega come in ogni comunità ci sia una parte di comunità e di collettività. Questo essere “terra di mezzo” secondo il classico pensiero tedesco, già inaugurato nel 1774 da Herder, arricchisce e forma la cultura moderna. Ecco uno dei frutti della Riforma di Lutero.

Infatti il riferimento ad Herder è importante. Grazie alla filosofia tedesca nasce la diversità nell’unione. Come il genere umano è ampio, certamente ci sono le connesse specifiche di razza e cultura. Da Herder fiorirà il nazionalismo. In termini tecnici la contrapposizione posta a nudo dallo studioso tedesco è tra:

a) universalismo individualistico;

b) olismo culturale.

Dumont definisce l’antropologia IL PREZZO DEL NOSTRO ATTACCAMENTO ALLE DIFFERENZE

Comunque l’antropologia sta correndo dei rischi che sono:

  • carenza di visioni comuni tra studiosi;
  • una tendenza ad eludere le difficoltà. Questo vuol dire CONVERTIRSI ALLA VITA ESOTICA. OVVERO RINUNCIARE AL DOVERE DI TRADUZIONE CHE LA SCIENZA ANTROPOLOGICA DOVREBBE OFFRIRE;
  • un altro pericolo è il “restare sotto casa”. Questo per evitare lo spaesamento (termine usato da Dumont).

Con questi rischi l’antropologia potrebbe finire il suo ruolo. Sarebbe un peccato. Senza l’antropologia, chi si candida alla sintesi tra scienza e uomo? Esistono 2 forme di razionalità.

La razionalità filosofica insegue ancora e con perseveranza “il tutto”. La filosofia cerca soluzioni che rispondano a problemi complessivi. La vita, l’esistenza, l’amore. 

La razionalità scientifica invece si limita a singoli particolari. Si parla di economia, diritto etc.. 

“Il guaio” è che rivolgendosi all’uomo, la filosofia definisce dei MITI. Infatti la sociologia, essendo intorno all’uomo lo mitizza. Al contrario la scienza sterilizza l’umano.

Il confronto scienza-uomo non è passato inosservato! ci sono delle fortissime correnti di protesta su questa dicotomia. In particolare è stato più volte sottolineato (Lévi-Strauss) come la scienza non possa bastare a se stessa. Infatti serve un’inversione di prospettiva. Ecco il nuovo ruolo dell’antropologia quale sintesi tra uomo e scienza.

Un esempio pratico. L’UOMO PENSA PER CONFRONTI E  DISTINZIONI.

Non siamo in grado di capire un concetto assoluto (come Dio ad esempio). La nostra capacità di comprensione passa attraverso il confronto e la distinzione.

Un altro esempio offerto da Dumont riguarda i suoi studi sulle caste in India. L’autore francese fu criticato perchè introdusse IL CONCETTO DI GERARCHIA. LA GERARCHIA, PER DUMONT, PUO’ EMERGERE DA 2 ASPETTI DIVERSI, CHE POSSONO ESSERE O IL POTERE O IL VALORE. Quindi per giustificare la gerarchia si può ricorrere alternativamente o al valore o al potere. Un dittatore sarà sicuramente espressione di una gerarchia di potere. Chiarita la natura della gerarchia e introdotta negli studi, nascono le contestazioni.

SOLITAMENTE GLI STUDIOSI SONO ALLERGICI AL CONCETTO DI GERARCHIA CHE è INVECE CENTRALE PER DUMONT.  

Dumont è molto attento e fedele al concetto di gerarchia. Con tale sensibilità, l’autore si spinge su riflessioni che pochi altri sviluppano.

Nel concetto di gerarchia di Dumont è incluso quello di INGLOBAMENTO DEL CONTRARIO. In pratica quando si dice SI s’intende includere l’opposizione al NO. Affermare “ti amo” vuol dire escludere il non amore. A fronte di questo ragionamento complicatissimo e tipicamente filosofico, Dumont prosegue con uno dei suoi passaggi più acuti: la differenza tra mano destra e sinistra.

MANO DESTRA E SINISTRA PER DUMONT SPIEGANO LA GERARCHIA.

Le 2 mani, pur essendo fisicamente sullo stesso piano (come lo sono tutti gli esseri umani) non hanno la stessa importanza. Solitamente la destra è più importante. Si determina così un’inversione asimmetrica. Diversa dall’inversione simmetrica. Nel simbolismo tra mani diverse, Dumont riprende molti concetti:

  • l’uguaglianza tra umani tratta dalla Rivoluzione francese;
  • la differenza tra popoli (Herder, 1774 e quindi la cultura tedesca)
  • il concetto di gerarchia;
  • l’inversione asimmetrica come del resto è la vita e il mondo;
  • quindi la gerarchia è asimmetria tra esseri umani uguali.

Dumont termina così il capitolo: ….abbiamo a che fare con un tutto, e non più solo con un insieme, ed è molto probabile che un livello sia contenuto nell’altro (inglobamento del contrario, gerarchia in senso stretto) – pagina 256.

Grazie Prof. Louis Dumont.