Trattato di psicanalisi, a pagina 19 dell’opera di Musatti, vengono pubblicate delle statistiche particolarmente interessanti. Non è noto se quanto rilevato dall’Istituto di psicanalisi di Chicago tra il 1932 e il 1937, sull’efficacia della terapia psicanalitica sia stato aggiornato a date più vicini a noi. Comunque, i dati iniziali di quasi un secolo fa, esprimono come su 113 casi curati, accertati e registrati, si sia stati capaci di raggiungere un esito. Ebbene, le patologie studiate sono state:
- psiconevrosi (si tratta d’isterie e nevrosi ossessive), in tutto 26 pazienti;
- anomalie delle funzioni sessuali, 8 casi;
- anomalie del carattere, 39 malati;
- disturbi organici a carattere psicogeno, 27 persone;
- psicosi (schizofrenia, psicosi maniaco-depressiva) ed altre forme, in tutto 13 malati curati.
- Si tratta in tutto di 5 fattispecie.
Gli apparentemente guariti sono:
- 8 su 26 nelle psiconevrosi;
- 3 negli 8 casi d’anomalie sessuali;
- 5 per i 39 malati nell’espressività del carattere;
- 12 sui 27 casi di disturbi organici;
- 4 tra gli 13 psicotici.
In tutto i completamente guariti sono stati 32 pazienti su un totale di 113 pari ad appena il 28%
Dal pieno successo si passa al “netto miglioramento” conseguendo un importante altro 40%. Nel dettaglio sono 9 su 26 per le psiconevrosi, 1 su 8 per la devianza sessuale, 23 su 39 per le anomalie del carattere, 9 sui 27 dei disturbati organici ed infine 4 psicotici sui 13 curati.
Aggregando i “guariti” con i “migliorati” si perviene ad un 68% d’efficacia della terapia psicanalitica.
E’ del tutto spontaneo chiedersi se uno scarso 70% di reazione alla malattia sia un valore da ritenersi sufficiente-adeguato.
Per potersi pronunciare serve sapere che ci sono:
- i “migliorati” che non sono paragonabili al NETTO MIGLIORAMENTO ma un accenno allo star meglio, valgono il 21% del totale;
- gli stazionari all’8%
- i peggiorati al 3%
E’ difficile formulare una valutazione su un percorso di cura che mediamente ha richiesto 19 mesi di cura.
Certamente va considerato che su altre malattie come il tumore e similari, che comportano se non la morte della mente come in questo caso, ma il decesso fisico, la possibilità di successo è inferiore. Dal Parkinson e dall’Alzheimer non pare ci sia ritorno quindi quel 68% di successo tra totale e parziale successo rappresenta un buon esito.
Trattato di psicanalisi prosegue nello studio dei singoli casi.
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