Elogio a Gianni Pieropan, una guida alpina che ha saputo esprimersi anche come storico del primo conflitto mondiale specificatamente per il fronte italiano (solitamente trascurato dalla pubblicista).

L’elogio emerge non solo dallo studio delle 852 pagine del tomo “Storia della Grande Guerra sul fronte italiano – 1915 1918” scritto da Pieroban, ma per come lo storico ha saputo immedesimarsi e descrivere la vicenda. Su quest’aspetto è necessario aprire un approfondimento che è doloroso. Essendo l’argomento complesso si prosegue per punti:

a) mai si sarebbe immaginato che ad oltre un secolo di distanza dai fatti ci fosse ancora un forte attrito tra storici e ricercatori. Vuol dire che tuttora si difende o attaccano personaggi, fatti ed azioni di quella guerra. Le figure al centro del contenzioso sono i Generali comandati. In particolare, per l’Italia, il Generale Luigi Cadorna. Quando si riflette sul comandante in capo dell’esercito italiano si passa dalla diffamazione alla difesa estrema tra autori diversi. Questo fatto ha destato sorpresa;

b) altro punto che non ci si aspettava è stata la politicizzazione dei commenti. Purtroppo anche quest’ambiente di ricerca storica e riflessione, che si riteneva libero da condizionamenti ideologici, è stato abbondantemente sporcato! Gli “studiosi” (il virgolettato è d’obbligo) di sinistra s’accaniscono fino al vilipendio nel tentare in ogni forma di criticare, in forma viscerale, i fatti e personaggi. Appaiono come mosche contrate sui rifiuti in calda estate. Da qui nasce un problema: chi è che scrive? Non basta, come solitamente accade, comprarsi un testo per il piacere di leggerlo o studiarlo, ma, in questo caso, serve distinguere dal sanguinario ideologico che critica per il gusto di farlo dal serio storico militare. Forse questa gente s’è accorta che si fa cassetta criticando aspramente. Probabilmente è il segno dei tempi dov’è sufficiente dare fiato alla bocca per “esprimersi” indipendentemente dalla qualità del messaggio.

Gianni Pieropan non fa parte degli storici militari ideologizzati; egli è puro da qui nasce l’elogio.

Pieropan a pagina 259 scrive: ….Insomma la “morte bianca” diverrà la protagonista indiscussa di questo tragico intermezzo bellico. Il tempo trascorso e un modo di vivere che ha letteralmente trasformato la montagna in luogo di spensierato godimento rendono estremamente difficile il far rivivere in poche righe momenti e realtà oggigiorno pressoché inimmaginabili. Ma anche scendono alle quote inferiori, cioè al medio Isonzo od al Carso, spazzato dalla bora, sicuramente non c’era da stare più allegri. V’è più di quanto basti per tributare ammirazione incondizionata ad una generazione che sopravvisse ad una miriade d’episodi incredibili: uno soltanto basterebbe oggi a riempire le pagine d’un giornale o a fornire materia per un’intera serata non sprecata davanti al video.

Al contrario un Mark Thompson insiste a pagina 19 del testo “La guerra bianca” nei seguenti termini: “in questa distesa di cadaveri e merda

Ancora al contrario un Marco Mondini insiste a pagina 8 del testo “Il Capo” sui generali: Douglas Haig, l’inflessibile feldmaresciallo che aveva mandato i soldati britannici a farsi massacrare sulle Somme e a Passchendaele (…) la cui figura non era ancora toccata dalle feroci critiche che di lì a non molto gli avrebbero valso il soprannome di “macellaio”. Il Mondini a pag. 12 scrive: A volte direttamente responsabili (i generali) del precipitare della crisi nell’estate 1914, più spesso amministratori delegati di una guerra tecnologica e di massa per cui non erano preparati ... Il commento al Mondini è facile: sono forse esistiti Generali preparati a quella guerra o si sono dovuti adattare capendola per vincerla? Ecco dove il civile che ragiona su aspetti militari si dimostra inadeguato.

Quando si scopre, a sorpresa, che sono stati pubblicati dei libri, su questo tema, le cui pagine servono per accendere la stufa a legna, l’elogio a Gianni Pieroban assume tutta la sua consistenza e valore.

Grazie.


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