Storici militari; una categoria che richiede una riflessione.
Si parta dal concetto che è storico colui che descrive la Storia senza applicarvi criteri di giudizi pertinenti alla generazione in cui vive il ricercatore. Mi spiego meglio. Criticare oggi Indro Montanelli come Winston Churchill, alla luce delle sensibilità che in questo momento si stanno vivendo e che poi cambieranno, è quanto di più sbagliato e forviante possa accadere ma è esattamente quanto è successo!
Relativamente al Primo conflitto mondiale fino agli anni Settanta, la storiografia ufficiale s’è fermata su una posizione molto ma molto celebrativa. Da quelli anni in poi, anche forse qualche anno prima, alcuni studiosi di questioni militari si sono imposti all’attenzione collettiva con un nuovo approccio alla ricerca storica. Tale approccio, per tutti, ebbe una base comune: l’atteggiamento iper-critico e la perdita del senso mitico dei fatti.
Con questa smania di critica su tutto e tutti, negli ultimi 50 anni, tali storici militari “moderni”, hanno fatto fortuna pubblicando libri e sviluppando conferenze con un pubblico che effettivamente ha ascoltato. In realtà questa generazione di studiosi ha sbagliato contraddicendo la propria missione di storici. Ad esempio, uno tra i tanti/troppi: Marco Mondini,  uno storico militare, nel libro “Il Capo” a pagina 12 se ne esce con questa frase: “..Il risultato è stata una quantità di monografie metodologicamente raffinate grazie alla quali i generali della Grande Guerra sono stati sottratti alla venerazione entusiastica (…) e restituiti a uno sguardo più complesso, se non più obiettivo. A volte direttamente responsabili del precipitare della crisi nell’estate 1914, più spesso amministratori delegati di una guerra tecnologica e di massa per cui non erano preparati….” Il borghese Mondini non sa che nessun capo di forza armata è veramente preparato ad affrontare un conflitto. E’ stato dimostrato qualche settimana fa (oggi è aprile 2026) in un’esecrazione congiunta NATO dove pochi ragazzotti ucraini agendo con droni hanno annientato 2 brigate in poche ore.  Nessun generale può dirsi sereno, oltre alla manifestazione esteriore agli uomini comandati, nel sapere cosa fare, certo che poi gli storici militari, quei civili giudicheranno decenni dopo avendo l’ardire di giudicare a posteriori.
La percezione è che questi nuovi “storici militari”, colti da furore e smania di smitizzazione nei primi anni Settanta, siano stati più indirizzati sul piano politico ed ideologico anzichè genuino e storico. Mi spiego.
L’ipercritica è servita per attaccare un sistema Paese che ha certamente le sue pecche ma ha funzionato!
Se noi italiani, oggi siamo ricchi, lo dobbiamo ad una Nazione che ha sbagliato e s’è rialzata. Questo gli storici moderni, in particolare i civili che parlano d’aspetti “militari”, non lo sanno dire.
Oggi nel panorama di storici militari convivono seri professionisti e gente che oggettivamente scrive per offrire fogli di carta con i quali accendere la stufa a legna; serve una selezione!
Specificatamente sul Primo conflitto mondiale veri professionisti e storici di grande rilievo ci sono e vanno cercati.
Purtroppo la storiografia della Prima Guerra mondiale è molto concentrata sul fronte non italiano.
Su questo piano di grande prestigio ci sono: Barbara W. Tuchman, Eric J. Lead, Paul Fussel, John Keegan, Martin Gilbert e Basil Liddel Hart.
Specificatamente per il fronte italiano vanno segnalati: Emilio Gentile, Gian Enrico Rusconi, Gianni Pieropan e Nicola Labanca. Quest’ultimi studiosi italiani non hanno commesso l’errore di tutti gli altri nel giudicare fuori tempo e generazione, con gli occhi d’oggi, cosa accadde in quegli anni.
Il vero studioso sa narrare il contesto, individuarne le componenti fondamentali e all’interno di quelle visuali spiegarci cos’è accaduto. Rimane compito del lettore evitare che quello che appare “errore” del passato possa ripetersi. Gli storici militari “moderni” (non tutti) vogliono indottrinare e spesso lo fanno da un punto di vista ideologico di parte, monotonamente sempre lo stesso. Con questa gente cessa la Storia e ci si ritrova al livello di comizi: che spreco di tempo e di carta!
Storici militari: serve selezionare chi fa parte del gregge iper critico e chi invece “sa entrare nella Storia”.
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