Dalla bipolarità tra Stati Uniti e Russia ad un mondo “creativo” dove i criteri di scelta tra Nazioni non sono più guidati da similarità, ma convergenze ed interessi del momento. Tali convergenze creano però, nel lungo tempo, uno stato di collaborazione da cui è difficile ritrarsi successivamente, contribuendo ad un nuovo equilibrio pur tra Paesi non simili per valori e storie.
Questa è la sintesi che lo stesso Henry Kissinger riconosce alla sua opera diplomatica, dei primi anni Settanta del Novecento, tesa ad aprire un rapporto stabile, nel lungo tempo, tra gli Stati Uniti e la Cina comunista.
Tradotto che vuol dire? In termini molto diretti significa che pur sottolineando le differenze si può collaborare; il tutto potrebbe essere anche chiamato “matrimonio di convenienza”.
Sottolinea lo stesso Kissinger, nel suo libro autobiografico, che gli intendimenti dell’amministrazione Nixon non furono di stabilire rapporti commerciali e culturali con la Cina di Mao, ma solo e limitatamente strategici. Vuol dire che quanto è successivamente accaduto a livello d’integrazione economica e commerciale tra i due Stati, non fu da loro voluto, ma è semplicemente “accaduto”.
Qui Kissinger s’è voluto parare e senza tanto successo, dalla critica d’aver portato il nemico in casa.
Superate le belle parole e le auliche definizioni quale “dalla bipolarità alla creatività” in politica internazionale è indubbio che nei rapporti sino-statunitensi sia “scappata la mano”. Finché si discute di sola convergenza strategica si può capire, meno comprensibile è come sia stato possibile trasformare un paese povero in un ricco e potente nemico dell’Occidente.
E’ proprio il caso d’affermare che il mondo occidentale ha nutrito il figlio che lo vuole uccidere.
Il concetto stesso della bipolarità cela invece la permeabilità della società cinese al sistema di mercato restando di fatto comunista.
Tutti gli studi ed esperienze hanno sempre spiegato come l’apertura al mercato, smuove gli stati evolvendo da dittature a democrazie. Così non è stato per la Cina comunista, quella con capitale Pechino. Non vanno confuse la Cina comunista da quella nazionalista che ha per capitale Taipei e si trova nell’isola di Formosa/Taiwan.
Come mai e perchè Taiwan non si trova all’ONU con un suo seggio?
Scopri di più da Giovanni Carlini
Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.