L’ennesima missione segreta, delle molte sostenute nel suo servizio alla Nazione, Henry Kissinger, la sviluppò il 20 aprile del 1972 in Russia incontrandosi con Leonid Breznev, allora segretario del partito comunista sovietico. La strategia di quegli anni Settanta degli Stati Uniti fu certamente imperniata su un elevatissimo numero di missioni segrete all’estero e tutte di natura diplomatica. Solo per aprire la Cina al confronto con gli Stati Uniti servirono due missioni segrete, a luglio ed in ottobre del 1971. Quindi seguì il viaggio del Presidente in Cina (21 febbraio del 1972) Su questa scia vanno enumerati tutti gli incontri segreti a Parigi con i nord vietnamiti (qualche decina).
Ingelosita dal successo americano con la Cina, l’Unione Sovietica invitò appositamente Kissinger, in “missione segreta” per preparare una successiva visita ufficiale del Presidente americano, Richard Nixon a Mosca.  Il motivo della segretezza anche di quest’incontro fu semplice: copiare l’esperienza di successo cinese per non essere da meno sul piano internazionale.
Nel corso dell’ennesima missione segreta, avvenne qualcosa che merita una riflessione: un profondo disaccordo tra Kissinger e il Presidente Nixon.
Il Presidente accettò d’inviare il suo Consigliere per la sicurezza nazionale a Mosca per uno scopo preciso: minacciare i russi di chiudere ogni trattativa aperta se non ci fosse stato un intervento sovietico immediato sui vietnamiti del nord per farli desistere dalla loro offensiva in corso verso il Sud del Vietnam. Kissinger esulò da quest’impegno cercando un più ampio risultato. L’obiettivo del Consigliere fu sganciare Mosca da Hanoi più che pretendere un intervento contingente in quello specifico frangente del conflitto vietnamita.
Kissinger si comportò in questo modo avendo capito due aspetti:
- i russi non erano poi così introdotti come appariva nel Vietnam del nord;
- memore dell’esperienza già vissuta in Cina, dove l’apertura tra americani e cinesi si concretizzò sui grandi principi anziché le singole divergenze; vedi Taiwan. Mi spiego. I cinesi (e specificatamente Mao) dissero che sui dettagli ci si sarebbe accordati nel lungo periodo. In quel momento specifico, nel primo incontro, fu ritenuto necessario restare molto sulle generali ricordando la pace e il benessere dei popoli come bene superiore.
Chi ebbe ragione tra il Presidente e il Consigliere? Probabilmente entrambi (come sempre quando le argomentazioni sono complesse).
Si nota una continuità tra l’esperienza cinese e quella sovietica di quel 1972: non fermiamoci sui dettagli per aprire un serio confronto.
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