Cleone attacca Diodoto dandogli del corrotto. Lo scopo è screditare l’idea opposta, i concetti seguiranno, ma nel frattempo è importante per l’accusa non riconoscere rispetto alla controparte. E’ la stessa identica tecnica che i legali di una banca hanno usato, davanti al giudice, in primo grado, per negare il rimborso al cliente del denaro che il dipendente ha sottratto al correntista pur essendo quest’ultimo già stato condannato sia in primo grado sia in appello in sede penale. Il primo passaggio, nel mondo giudiziario e quindi nella dialettica giuridica, è se non la diffamazione vera e propria, il gettare ampio discredito agli altri indipendente che sia vero o falso; non importa.

Sta al giudice, se effettivamente tale, capire la manovra e a sua volta censurare il poveraccio legale della banca.

Sporcata controparte, Cleone sposta la riflessione “sui fatti” (ovvero la sua interpretazione di quanto accaduto) ma, attenzione a questo passaggio, non entra più nel merito bensì li legge attraverso le lenti dell’interesse dell’uditorio. Sono quest’ultimi che dovranno votare a favore o no delle tesi di Cleone per cui s’eleva a difensore del pubblico interesse.

Si tratta anche in questo secondo passaggio di un falso.

E’ l’assenza d’argomentazioni che porta disperatamente Cleone a cercare una strategia che regga al confronto. Su questa strada chiedersi in cosa consista l’interesse d’Atene nella vicenda specifica, gli permette di balbettare qualcosa. Per cui l’arringa non riguarda più se uccidere o no o infine selezionare i “colpevoli” nella cittadinanza di Mitilene rei d’essersi ribellati, ma cosa riceve dal suo impero, Atene dall’agire o perdonare.

Nasce a questo punto il quesito sulla differenza tra giustizia e diritto. Sicuramente, alla luce di un numero importante di sentenze emesse ed ingiuste i due concetti vanno scissi. E’ quindi diritto, l’amministrazione della giustizia lasciando all’ultimo termine una dimensione alta, aulica, elevata del genere ideale da raggiungere.

Ad esempio la Corte di Cassazione che riceve l’istanza d’appello da un avvocato dove si cita la sentenza in questione senza allegarla e la Suprema Corte rigetta il tutto non in attesa di perfezionamento, ma come grado di giudizio espresso, pur non essendosi espressa e inibisce così il proseguo del ricorso, è ancora nell’alveo della giustizia?


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