La cultura contemporanea appare fortemente limitata e riduttiva. La valutazione emerge da:

  • gente che in una foto ufficiale si mette la mano davanti alla bocca, indicando in ciò l’impossibilità d’esprimere un libero pensiero;
  • altra che si taglia una ciocca di capelli per ricordare una ragazza iraniana deceduta nei locali moti popolari;
  • “donne” che scendono in piazza per ricordarne altre che non riescono a gestire i loro burrascosi e a volte mortali rapporti intimi e affettivi;
  • palazzi di governo che riportano per colori i diversi aspetti del momento;
  • l’impossibilità di discutere in forma aperta se l’omosessualità sia una patologia con effetti sessuali o un normale comportamento tra persone sane;
  • l’incapacità di chiamare IL presidente del consiglio dei ministri, una persona che ha chiesto d’essere così indicata (vedi il caso RAI1 e probabili licenziamenti)

Il movimento sindacale e una parte della politica vive nella piazza, ma ci resta, senza saper andare oltre. I moti di piazza, a partire dal 1946, hanno sempre relegato il PCI e oggi il PD, in un’area di non capacità di governo. Ogni giorno, in cui ha comunque governato il PCI/PD sono stati “rubati” alla storia grazie a quinte colonne come i presidenti della Repubblica Napolitano/Mattarella. Si tratta di figure di parte che hanno favorito un settore politico ben preciso: la sinistra.

Ne consegue che anche il sindacato, che vive di “mobilitazione”, fatta la festicciola di piazza con le rispettive bandiere è possibile che abbia un futuro? In tutta onestà i sindacati non hanno un profilo nel futuro anche perchè si limitano alla difesa di chi il reddito lo ha!

A questo punto, sgombrata la piazza da quelli che ci vanno e dei sindacati che ci resta? Il nulla.

In particolare resta una generazione che s’affida a un simbolo, a un “fare qualcosa” nel mondo del formale e del simbolismo ma non oltre.

Un mondo che vive di formalmente corretto resta nel limite della parola detta/non detta dimenticando i concetti limitandosi alla forma.

Non esiste al momento un pensiero profondo, intenso tale da maturare dentro la personalità.

Nessuno ora affermare che le morti sul lavoro emergono da un abbassamento della soglia di rischio dei lavoratori: imbevuti dalla cultura del “tutto andrà bene”.

S’osservi sulla polmonite cinese (detta Covid 19 per non responsabilizzare la Cina comunista nella diffusione del virus) con 70 morti/giorno dove la gente non usa la mascherina!

Le persone hanno perso la percezione del rischio; guardando i super eroi nei cartoni animati ci hanno creduto.

Credendo alle favole è andata persa la maturità che sola avrebbe consentito il capire, gestire, far memoria. Detto in termini più diretti “la reazione” non è formale (mettersi la mano davanti alla bocca, tagliare una ciocca di capelli ed altri giochetti) ma va introitata non comprando più, ad esempio, i prodotti provenienti da una certa area geografica.

Ad oggi nessuno è capace di tornare a un cellulare non Apple perchè costruito in una dittatura comunista! (tra l’altro il cellulare non Apple costa 25 euro e dura oltre 5 anni).

La cultura è azione e discriminazione escludendo chi non rispetta le regole della storia (quella non degli ultimi 100 anni ma dei 50mila anni trascorsi).

Un aspetto culturale è meditazione, non esibizionismo nel far vedere che “si fa qualcosa” (l’esibizionismo è patologico).

Se la cultura contemporanea volesse dar qualcosa alle persone, inviti al pensiero anzichè nel gioco del “fare per farsi vedere” di cui il cellulare Apple è parte dell’abuso nel web.

Zygmunt Bauman (uno dei padri della sociologia contemporanea, deceduto da qualche anno) considera l’uso/abuso del web la sintesi di un pensiero mai sviluppato.