Philip Kotler, mamma mia quante assurdità nel suo ultimo libro, ma lo ha scritto lui? Il dubbio assale, in particolare per aver già letto questo splendido autore nelle sue precedenti 28 esperienze di pubblicazione. Ora il tonfo! Peccato concludere una brillante carriera con una caduta così importante. Si ritiene che “la colpa” sia dei due co-autori più che del grande Maestro.

Entrando nel dettaglio, oltre alla critica di base che riguarda l’intera opera del Maestro: si rivolge alle grandi imprese e alle carriere apicali trascurando la media-piccola impresa e le figure intermedie come quadri e impiegati, ci sono, in quest’ultimo libro, dei passaggi particolarmente sciocchi e delle intuizioni.

INTUIZIONE. A pagina 54 si giustifica la polarizzazione della società (e quindi la sua estremizzazione in particolare politica) attraverso la scomparsa del ceto medio. Vittima della globalizzazione, il ceto medio è migrato nella fascia alta di reddito o, molto più spesso, in quella più povera. Questa contrazione della fascia media rappresenta un danno sociale ancora non completamente compreso per gli equilibri sociali e politici delle società moderne! Il merito di questo passaggio, già noto in dottrina, ma anche solo per averlo rammentato, va ascritto al Maestro.

Philip Kotler perde la retta via quando:

  • a pagina 66, riportando il pensiero di un tizio, Barry Schwartz, s’afferma che “eliminare le scelte legate al prendere decisioni accresce la felicità“. Mamma mia, questa gente tramite l’intelligenza artificiale vuole ridurre la possibilità di scelta al cittadino-consumatore per renderlo più felice. Ma chi ha scritto questo libro si è poi riletto quello che pubblica? Saggiamente il Maestro interviene parando il tiro dove, in paragrafo successivo, inviata alla co-creazione del prodotto tra produttore e cliente, ma la “frittata è ormai fatta”.
  • a pagina 55 il testo fa riferimento a un articolo del 2000 a firma di Bill Joy (fortunatamente aspramente criticato da Elon Musk) pubblicato sulla rivista “Wired” dove s’introduce il concetto di “era della singolarità”. Vuol dire entrare in un periodo dove consideriamo le macchine, algoritmi e intelligenza artificiale al disopra dell’umana comprensione per cui possono procedere da soli “per renderci felici”.

Qualcuno riesce a capire la bestialità e stupidità di questi concetti?

Sicuramente pensare a un trapianto di cuore condotto con le macchine anzichè i chirurghi, il che potrebbe elevare le possibilità di sopravvivenza del paziente è lecito. Però lo stesso ragionamento porta alla banca che adotta un risponditore automatico al posto del dipendente con il quale non si arriva a nulla.

VOGLIAMO L’UMANO sapendo che l’IA è in grado d’eliminare il 25% dei posti di lavoro.  Disoccupati che saranno felici?

Può il mondo vivere solo d’amministratori delegati?