Intransigenza e revisionismo rappresentano due passaggi che hanno contraddistinto il Fascismo poco dopo la marcia su Roma dell’ottobre 1922 (precisamente il 28). Perchè, oggi 2026 una riflessione sul Fascismo? Semplicemente perchè un fenomeno similare s’è già verificato sul Movimento 5 Stelle confermando che intransigenza e revisionismo sono passi automatici che segnano lo sviluppo e morte delle organizzazioni complesse.
In linea di massima, ogni volta che un’organizzazione, dopo grande impegno, ottiene il risultato più ambito, qualsiasi sia, segue un “afflosciamento” della struttura che potrebbe anche condurre alla fine dell’esperienza.
Accadimenti di questo tenone sono quasi assimilabili ad una legge di natura.
Come il 5 stelle s’è sfasciato giunto al Governo in anni recenti, analogamente, conquistato il potere nel 1922, il Fascismo entrò in crisi.
In particolare l’intransigenza e il revisionismo accomuna tutti i movimenti violenti a rapida crescita. Per violenza non s’intende solo quella fisica (che ha caratterizzato il Fascismo) ma anche quella verbale e degli atteggiamenti (che ha afflitto il 5 stelle).
Quando movimenti di questo tenore conquistano il loro maggiore obiettivo si rompono perchè non riescono più a mantenere la compattezza iniziale. Lo sfaldamento è strutturale perchè, nel bisogno di “far numero reclutando qualsiasi strillatore ci sia sulla piazza” si raccatta un fattore umano modesto. Si definisce modesto quel gruppo teso alla protesta fine a se stessa senza capacità di balbettare alcuna proposta.
Protestare (per qualsiasi aspetto) fu l’imperativo del Fascismo senza un disegno organico per edificare una visuale comune. Finita la tensione, l’organo direttivo, giunto al vertice delle aspirazioni, si trova a dover gestire dei contestatori strutturali non inquadrabili nel partito o nella nuova dimensione che dovrebbe assumere quella forza politica.
Ecco cosa rappresentano sia l’intransigenza sia il revisionismo in un movimento violento giunto al successo.
A pagine 458 così scrive De Felice: …Contro una simile politica erano però i fascisti intransigenti. Il loro malcontento invece di diminuire aumentava, la dissidenza, sotterranea o aperta cresceva, si coagulava, mostrava la tendenza a trasformarsi in vero e proprio autonomismo e non mancavano voci di possibili accordi dei più estremisti con l’opposizione”..
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