Giordano Bruno Guerri, attuale direttore del Vittoriale, è il maggiore esperto italiano vivente su Gabriele d’Annunzio. Più volte, in queste pagine è stato commentato uno dei Suoi libri dedicati a d’Annunzio dal titolo “Disobbedisco“; ora il libro è giunto al termine dello studio, anzi ne è stato iniziato un’altro di Christopher Clark dal titolo “I sonnambuli” già pervenuto a pagina 300 sulle 660 che lo compongono.

Insolitamente s’è voluto attendere molti giorni prima di scrivere le note conclusive a un libro appena terminato di studiare; il motivo è l’imbarazzo.

Il disagio verso Guerri e d’Annunzio, nasce dall’aver iniziato lo studio con un grande ed enorme entusiasmo per finire le 522 pagine in un totale e completo distacco, NON verso l’autore del libro che va rispettato, ma nei confronti del protagonista della vicenda.

Gabriele d’Annunzio è stato un letterato con i suoi meriti e al contempo un totale e completo disastro sul piano politico quanto ideologico.

E qui nasce un problema: com’è stato possibile che un “buco nero concettuale” come il d’Annunzio abbia avuto goduto di un seguito così imponente?

Come mai un immaturo seriale ha potuto godere di un numero impressionate di donne da consumare?

Giordano Bruno Guerri, nell’entusiasmo e trasporto che nutre per la storia che racconta, con la capacità di trasferire ogni passaggio al lettore (in questo è encomiabile ed uno dei pochi “maestri che narrano”) è anche onesto nel concedere, a chi studia le sue pagine, di prendere le distanze dal protagonista.

D’Annunzio: un drogato, sentimentalmente immaturo, esteta del suono della parola e vuoto di concetti, ha trasformato una bella idea in un covo di pervertiti. Un qualcosa che ha effettivamente se non fermato almeno rallentato lo studio del testo, dando grande fastidio al lettore. Si tratta di troppi, eccessivi richiami all’omosessualità dei protagonisti che gravitano intorno al Vate. Oggettivamente una serie di passaggi che ha provocato ribrezzo schifo in che legge per capire e studiare.

Ad esempio, qual’è l’attinenza concettuale alla precisazione, contenuta nel libro, che sia Marconi, sia il d’Annunzio erano due infedeli seriali nei rapporti affettivi?

L’eccesso di sessualizzazione e in particolare quella relativa alla devianza sessuale maschile, l’autore se lo sarebbe potuto risparmiare preservando l’idea di Fiume nella sua purezza anziché un bordello di devianti.

Dallo studio emerge ora una grande curiosità e partecipazione per coloro che hanno creduto nel d’Annunzio, ma poi lo hanno dovuto abbandonare al suo delirio.

Il pensiero corre al Maggiore dell’Esercito Carlo Reina ed a molti altri come lui.

Si tratta di quella componente che ha lottato per Fiume sul versante “legalitario”, monarchico e comunque istituzionale, vicino all’Esercito, che lasciò quel bordello a cielo aperto in cui sprofondò la Fiume a guida dannunziana.

Emerge qui un nuovo filone di ricerca dedicato ai delusi da d’Annunzio, ovvero di coloro che hanno vinto quella stagione perdendo la Storia.

Grazie Giordano Bruno Guerri. 


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