Christopher Clark e le colpe prosegue un ragionamento già aperto che rende questo libro “I sonnambuli. Come l’Europa arrivò alla Grande Guerra” interessante al netto dei difetti già evidenziati.
Ciò che stupisce sono:
- l’atteggiamento passivo inglese che naturalmente entrò in guerra quando se ne sarebbe potuta disinteressare;
- la stupidità russa nel ricevere grandi finanziamenti dai francesi per “quadruplicare le linee ferroviarie ed acquistare armamenti dai francesi”, denaro preso in prestito da restituire e nulla di tutto ciò al benessere dei cittadini. Infatti la Russia zarista collassò esattamente sul piano sociale e politico. Qualcuno al Governo della Russia se ne accorse, il Capo dell’esecutivo e ministro delle finanze Vladimir N. conte Kokovcov (1853-1943) che fu destituito dallo Zar. Una persona, quest’ultima, eccessivamente influenzabile dagli altri ministri tra cui quello agli esteri e della difesa.
Ecco, questi sono passaggi che restano particolarmente impressi nella sensibilità del lettore, tanto da restare motivo di riflessione e confronto con altri libri.
La questione britannica: sarebbero dovuti intervenire nel conflitto? L’autore, sul dettaglio, s’esprime favorevolmente, ma senza particolare convinzione.
In particolare il ministro degli esteri britannico aderì alla richiesta francese nel rispetto di un patto (Entente cordiale dell’8 aprile 1904) che subì molti adattamenti nel corso del tempo fino al 1914. Negli accordi ci fu che la Francia smise di presidiare con la sua flotta la Manica lasciandone l’impegno alla flotta britannica per concentrarsi sul Mediterraneo. Fu questo dettaglio che diede alla minoranza di governo britannica, favorevole alla guerra, l’appiglio legale per ottenere il voto favorevole del parlamento inglese all’ingresso nel conflitto.
Si conferma la “geometria variabile” dell’accordo franco-britannico e sorprende come una Nazione entri in guerra per un cavillo. E’ bastato un semplice dettaglio per impegnare sull’onore gli inglesi con annessi morti, feriti e danni.
Che Christopher Clark, già americano, sia favorevole alla Germania distaccandosi dagli altri studiosi ed editori? In effetti il dubbio è maturato, ma se anche fosse, il dettaglio passa in secondo piano. Gli inglesi hanno peccato di razzismo e trattato veramente male e con altezzosità i tedeschi, scavando e costruendo le premesse per un successivo scontro. Quindi gli inglesi non sono stati immuni dall’apertura di un profondo contenzioso con i tedeschi, ma l’ingresso nel primo conflitto è altro aspetto rispetto le ripicche di razzismo squisitamente britannico.
Christopher Clark e le colpe termina con una domanda: com’è stato possibile coinvolgere un’intera umanità segnando il declino della civiltà Occidentale in una guerra fratricida con dei cavilli ed errori d’impostazione? E’ facile con il senno di poi scrivere queste parole pur restando nel dubbio.
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