Paradigma della sostenibilità tra etica e diritto: la critica.
Introduzione: i principi sui quali si basa la riflessione sono tre: giustizia intergenerazionale, responsabilità e infine consapevolezza globale. All’impostazione tradizionale manca purtroppo un altro versante del ragionamento ovvero la ricaduta sui costi che non viene mai analizzata, quindi il prezzo di vendita del prodotto e il corrispondente livello di reddito necessario per essere “felici” (sostenibilità di un’esistenza socialmente condivisibile).
Testo: Ogni stagione o era del mondo moderno ha i suoi miti.
All’inizio del Novecento fu la partecipazione allo Stato per ex sudditi che stavano evolvendo in cittadini e quindi l’ingresso nella modernità.
Terminato il secondo conflitto mondiale il modello di partecipazione s’è trasformato in consumismo.
Negli anni Sessanta e Settanta dal semplice consumo di beni c’è stato un forte bisogno di “consumo intellettuale” da cui una larga partecipazione ai corsi universitari per uomini e donne e una scolarizzazione femminile d’ampio respiro.
Solo negli anni Settanta e Ottanta, con l’incredibile incremento del prezzo del petrolio è nata una nuova mentalità tesa a considerare il livello di consumo delle fonti d’energia, quindi alla loro preservazione e coscienza di consumo.
Dall’attenzione ai livelli di disponibilità delle fonti d’energia s’è passati, negli anni Duemila, a un concetto ecologico di gestione dell’ambiente naturale.
In questo contesto definibile ecologia-rispetto per l’ambiente, il sistema delle imprese è stato chiamato a partecipare generando un modello di moda nel rispetto dell’ambiente il cui concetto pratico non è del tutto chiaro.
L’assenza di chiarezza sul tema, s’esprime nell’incremento di costo, anche apparente e comunque conteggiato nel prezzo di vendita, che ha portato, ad esempio, un’abitazione a costare un numero di volte molto/troppo elevato rispetto allo stipendio medio (400mila euro su 1.800 di salario).
Altro esempio è il telefono cellulare 1.400 contro il salario già indicato.
Questi livelli di prezzo, rapportati al reddito, compromettono il sistema di partecipazione del cittadino alla vita sociale.
Ultimo esempio; l’autovettura! Negli anni duemila il rapporto tra costo d’acquisto di un’auto fu di 5 volte rispetto al reddito percepito, oggi è 11 volte.
Dall’ordine di grandezza appena espresso la non partecipazione ai riti della società produce disaffezione e distacco come le già osservate evasioni dal voto politico e dal pagamento delle tasse. In pratica il cittadino “evade” dalla vita sociale in quanto non lo rispecchia perché quest’esistenza collocata su un livello di richiesta di prezzo troppo elevato. Abbiamo tradito i principi del Novecento!
Riprendendo i temi di moda, in questo periodo, ovvero la giustizia intergenerazionale, si tratta di un argomento nuovo rispetto al passato, ma di scarso rilievo perché pretende di limitare le scelte importanti di questa generazione. La Storia richiede e impone di vivere oggi per ottenere il meglio adesso per le persone che vivono questo periodo. L’attenzione al futuro è corretto a patto che l’oggi sia garantito; detto in altri termini il futuro è un lusso.
Il sistema economico odierno è sull’orlo di una terza grande depressione (vedi spunti da Nouriel Roubini nel libro “La grande catastrofe”) motivata da un eccesso d’indebitamento.
Nel caso il futuro sia costruito sui debiti, forse l’ecologia si ridimensiona a un lusso che questa generazione, eccessivamente indebitata non può permettersi avendo eroso integralmente la disponibilità finanziaria del presente.
Il principio di responsabilità rientra in quanto appena indicato sull’equilibrio tra il fare e il promettere in linea con le effettive capacità economiche lasciando l’indebitamento a livelli tollerabili, il che oggi non è così. Un indebitamento pari a tre volte la capacità di produzione è unanimemente non in linea con un qualsiasi idea di responsabilità.
Sul concetto della consapevolezza globale è stata già offerta ampia valutazione nel contesto dei precedenti punti esaminati che sono sperpero di risorse e indebitamento eccessivo.
Conclusioni: il paradigma della sostenibilità tra etica e diritto è stato qui fortemente ridimensionato riportandolo alla relazione costi-efficacia-livello di risorse disponibili e non solo. L’analisi s’è spinta anche sugli aspetti sociologici e d’annessa devianza dal comportamento atteso includendo l’evasione elettorale e fiscale come forma di distacco dalla società a cui aggiungere la criminalità giovanile come risposte di non adesione ad un modello troppo legato alla moda del momento.
Purtroppo chi “parla” di diritto, sostenibilità, economia o politica lo fa sempre in forma unilaterale perdendo gli aspetti sociologici e comportamentali che ne derivano. Da questa distrazione emergono fallimenti già sperimentati come la globalizzazione; un’era ormai conclusa.
L’insegnamento da trarre da questi temi è quello dell’interdisciplinarietà, ovvero essere capaci d’analizzare a vasto spettro di studio tutti gli aspetti anziché limitarsi a solo alcuni scelti di comodo o per semplice tendenza e moda del momento.
Scopri di più da Giovanni Carlini
Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.