Christopher Clark e le colpe o meglio le responsabilità politiche e morali allo scoppio del primo conflitto mondiale. In effetti un pregio e anche di grande valore, che emerge dallo studio del testo di Clark, sono il riconoscimento delle colpe d’attribuire, ai diversi Governi, per un’immane tragedia quale fu la Prima guerra mondiale.
Da una visione tradizionale che attribuisce l’integrale peso, nella causa del conflitto alla Germania, Christopher Clark, ribalta ogni prospettiva ed in questo ha ragione in quanto argomenta l’evoluzione del suo pensiero.
A questo punto il mondo di coloro che “pensano” relativamente al Primo conflitto, si scinde almeno in due tronconi: i “tradizionalisti” che restano ostili verso Germania e i “realisti-modernisti” che sanno riconoscere nell’asse Serbia-Francia-Russia i veri colpevoli.
La Serbia. Ieri come oggi, resta ancora una Nazione dove il rancore verso le altre popolazioni confinanti e le aspettative nazionaliste sono coltivate a livello di patologia nazionale. Il riferimento non è solo alle guerre balcaniche del 1912-1913, quindi ai fatti di giugno 1918 ma al 1990.
Identificato il “male” nella Serbia e nel suo Governo, che si traduce in un popolo educato al rancore ieri come oggi, nasce l’esempio negativo. Il nazionalismo come atteggiamento culturale, merita una riabilitazione perchè rappresenta identità e riconoscimento culturale. Un evento importante, specie in Italia, dove ci sono ben 10 milioni d’immigrati su 55 di residenti: un clamoroso e voluto eccesso, puntando alla sostituzione dell’elettorato senza considerare le ricadute negative sociali da mancata integrazione.
Il nazionalismo è maturità sociale, appartenenza alla comunità, riconoscimento e continuità storica MA, come tutti gli eventi umani, richiede un limite. Un bicchiere di vino è sano, come esempio, ma 5-6-7 comportano la sbronza. Dove fissare il limite da non varcare? questa è politica! Certamente la Serbia ha valicato questo limite dal 15 giugno 1398, nella Piana dei merli al 2026 dopo Cristo. Ecco che abbiamo, in Europa, un bellissimo pessimo esempio da studiare.
Identificata la Serbia quale parte infetta della sociologia politica europea a scalare arrivano i russi. Eccoli!
I russi però, rispetto ad una facciata di panslavismo nazionalista violento pro-Serbia, in realtà avevano ed hanno un obiettivo ben preciso: il controllo degli stretti marittimi turchi sul Bosforo. Un obiettivo da perseguire attraverso il Mar Nero o per i Balcani, certamente assi di spinta convergenti sui Dardanelli.
I russi però non avevano e hanno i mezzi per raggiungere il loro sogno di controllo ed ecco che arrivano i francesi, il vero cuore del problema.
Abbiamo trovato i “cattivi”, quelli veri.
Avendo la Francia un contenzioso con i tedeschi dal 1870 per l’Alsazia e la Lorena, hanno foraggiato i russi (armandoli) affinché attaccassero i tedeschi per distrarli ad est rispetto l’attacco francese da Occidente.
Perchè l’attacco francese a danno dei tedeschi riuscisse, però, servirono gli inglesi che fanno la figura dei “sempliciotti” coinvolti in una guerra dalla quale potevano tranquillamente estraniarsi essendo così impegnati sull’Irlanda e i loro impegni imperiali. La politica britannica d’allora oscillò tra esigenze continentali e imperiali.
Finalmente si può ora dare un nome e cognome alla responsabilità per 10 milioni di morti: la Francia.
La riflessione sul libro di Christopher Clark prosegue in altro studio successivo a questo.
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