Libro La Grande guerra sul fronte dell’Isonzo: cosa possiamo imparare dal testo?
Oltre al concetto di guerra etnica, per cui l’autore si differenzia dagli altri tale d’apparire più una ricerca di forzata originalità che uno studio vero e proprio, ci sono dei passaggi chiarificatori sul crollo del fronte italiano a Caporetto che meritato attenzione.
Questi spunti sono:
-
lo sfondamento avvenne attraverso pattuglie più che unità organiche come sino ad allora avvenuto. Detto in altri termini, al posto dei battaglioni, brigate e divisioni tipici della mentalità d’impiego italo-austrongarica, i tedeschi s’infiltrarono tra i reparti italiani con delle semplici pattuglie. Si trattò di reparti particolarmente mobili e ben armati. In particolare sull’armamento si segnala l’adozione, da parte tedesca, di un tipo di mitragliatrice leggera sconosciuto agli italiani. Mentre i nostri soldati ebbero in uso delle postazioni di mitragliatrici pesanti e fortemente protette, i tedeschi poterono infiltrarsi con pochi uomini dotati di grande volume di fuoco tale d’attaccare le unità italiane da più punti contemporaneamente;
- l’attacco agli italiani da più postazioni di pattuglie tedesche convergenti su un unico obiettivo, disorientò la capacità di difesa dei nostri connazionali che collassarono. Sul fatto che gli italiani NON furono capaci di battersi per quanto attaccati da più punti, resta ancora un mistero soggetto a molte interpretazioni tutte valide;
- non è finita. Laddove le pattuglie tedesche furono comandante da Tenenti (vedi Edwin Rommel) dotati di grande autonomia nell’azione di comando, l’Esercito Italiano non fu pensato lasciando autonomia ai comandanti. I nostri quadri, ad ogni livello, per agire, dovettero chiedere l’autorizzazione al Comando generale anziché prendere l’iniziativa adattandosi alla situazione;
- nel contesto della dipendenza dal Comando, l’interruzione delle comunicazioni fu micidiale al fine della capacità di resistenza degli italiani ai tedeschi.
Queste sono le riflessioni che emergono dal libro “La Grande guerra sul fronte dell’Isonzo” su Caporetto.
Stupisce come altre pubblicazioni sullo stesso tema, quale ad esempio il libro d’Alessandro Barbero specialistico sui fatti, dal titolo “Caporetto”, non abbiano saputo essere altrettanto chiari come quanto scritto da Antonio Sema.
Scopri di più da Giovanni Carlini
Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.