Lordizzazione che brutta parola per esprime un concetto semplice: lo stipendio o paga di un dipendente che è stato in malattia non può essere superiore a chi invece ha lavorato per tutto il mese. A parte il fatto che su questo concetto si resta a fatica al suo interno; mi spiego. Un malato (che non sia abituale e cerchi in ciò una scappatoia) perchè dev’essere pagato di meno se resta a letto, in casa, in malattia?

La civiltà non prevede applicazioni che siano uguali per tutti.

Si potrebbe benissimo lasciare che i primi 3 eventi di malattia, se non concatenati l’uno con l’altro tra mesi, restino pagati al 100% eccedendo la carenza (si chiama tale il periodo di tempo relativo ai primi tre giorni di malattia sempre e già pagati come se nulla fosse accaduto) e dalla quarta ricaduta in poi si proceda come attualmente la legge sancisce. Ne consegue che ancora una volta verrà pagato di meno chi non lavora perchè in malattia!

La democrazia non risponde a un’applicazione standard uguale per ogni caso lasciando invece, ampi spazi di discrezione da sanzionare se soggetto ad abuso.

Criticata la lordizzazione per com’è applicata oggi, ora la parte tecnica.

Nel calcolo delle spettanze (busta paga) del dipendente che è stato malato durante il mese oltre i soli 3 giorni consecutivi, c’è una parte che liquida l’INPS (al 50% dal 4° al 20° giorno) e una del datore di lavoro. Per svolgere questo calcolo serve la retribuzione media giornaliera che si conteggia appositamente. A seguire, in altro studio, i conti reali.

Quantificata l’integrazione a carico dell’azienda relativa al periodo di malattia NON viene inserita nella busta paga! Al contrario questo valore va sottratto a ciò che effettivamente l’INPS riconosce al dipendente malato. La differenza tra questi due valori si chiama lordizzazione e va liquidata nella busta paga.

A seguire due esempi di busta paga con malattia, uno per i dipendenti e l’altro per gli operai mensilizzati (con stipendio mensile e non pagati ad ore). Buon studio.


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