Nairu vuol indicare quel tasso di disoccupazione che è neutrale rispetto all’inflazione quindi non influisce per nulla sulle variabili macroeconomiche. Il concetto è rovesciabile anche nei termini d’occupazione, ovvero quel numero d’occupati in più, rispetto alla precedente rilevazione, che non incita l’inflazione a crescere. Nasce, con queste considerazioni di base, la lezione d’oggi di macro. L’argomento va preso partendo dal 1958.

Come indicato nella grafica allegata, foglio 1, l’economista neozelandese Alban William Phillips (1914-1975) nel 1958 propose al mondo accademico una correlazione tra inflazione e disoccupazione. Lo schema, però, replicato e applicato in tutti i Paesi, non confermò l’impostazione iniziale pervenendo, nei primi anni Settanta, alla “curva di Phillips modificata”.

I termini di modifica consistono ancor oggi nell’introduzione di theta (vedi foglio 2) che vuol indica con quanta intensità l’inflazione passata influisce su quella attesa.

A seconda che theta assuma valori pari a zero (si resta sulla curva originaria di Phillips) oppure maggiore a zero (modificata) quindi uguale a 1 (curva corretta per le aspettative) si hanno delle modifiche di formula d’applicare rispetto all’iniziale.

In particolare mentre la formulazione originaria “guarda al futuro” le altre, quelle riformate/modificate, si volgono al passato per capire come reagirà l’inflazione del futuro.

Fin qui la parte concettuale descritta, in ogni passaggio, negli appunti allegati dal numero 1 al 3. Dopodiché s’arriva al Nairu (tasso di disoccupazione che non influisce sull’inflazione). Quel tasso che “rovesciato” impegna così tanto l’attuale Presidenza degli Stati Uniti alla prova dei fatti, applicando i dazi a chi desidera esportare in America. Sul concetto di “rovescio” s’è già detto, la dottrina parte dalla disoccupazione neutra, mentre l’attualità, estate 2025, si chiede quanta occupazione è possibile senza alzare ulteriormente l’inflazione.

Sul Nairu ci sono (pagina 5) delle formule “antipatiche” nella traduzione degli effetti sulla curva di Phillips. Certamente l’attenzione degli studenti subisce un brusco innalzamento rendendosi conto di discutere di un fatto terribilmente attuale, iniziato nel 1958 ed ancora oggi in piena evoluzione.


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