Modernismo, una parola che pretende di racchiudere in se un’intero concetto. Cos’è, quand’è nato di cosa si tratta. Sulle origini del modernismo non c’è pace. Un importante studioso italiano, il prof Emilio Gentile colloca il moderno come evoluzione dalle sofferenze del primo conflitto mondiale da cui è scaturito l’ingresso delle masse nella politica.

Alla fine della prima guerra mondiale i governi “liberali” di tutto in mondo, non furono più capaci di rappresentare gli interessi della Nazione per un motivo molto semplice: erano espressione di una classe borghese medio-alta benestante; e tutti gli altri? Il riferimento correi ai piccoli borghesi, impiegati, operai e contadini. Quest’ultime categorie sociali non hanno mai trovato posto nel Governo della Nazione. La prima conseguenza di tale assenza, che terminò partecipando alla guerra, fu il fascismo, nazional socialismo, franchismo, nazionalismo, socialismo quindi comunismo e democrazie modello britannico, statunitense e francese.

Qui si rileva un errore di fondo.

Solitamente si parla di fascismo senza intendere che il motore, dell’intero evento, fu la nascita ed affermazione di una nuova classe sociale: quella piccolo-medio borghese, artigiani, piccoli proprietari terrieri, modesti imprenditori. Una classe assente dalla storia nazionale, in particolare dal Risorgimento. Grazie alla guerra, la prima guerra mondiale, sotto forma d’ufficiali di complemento, la piccola borghesia “entrò” nella storia del Paese. Terminato il conflitto, con una grande confusione in testa, la borghesia di modeste dimensioni non volle più essere schiacciata dai socialisti e dalla grande borghesia. La reazione ed il bisogno d’affermazione prese un nome: squadrismo!

Questo fu il fascismo.

Ora il modernismo. Il prof Gentile colloca il modernismo in quest’epoca.

Tra gli intellettuali del fascismo, nell’ala intransigente, un ricercatore, tal Curzio Suckert, collocò il modernismo nella riforma luterana. Da quell’evento germogliò:

a) il capitalismo;

b) il liberismo;

c) il socialismo.

Suckert non riconobbe queste tre impostazioni di pensiero compatibili con la cultura latina e cattolica dell’Italia. Da qui un aperto anti-europeismo già contagiato dalla lotta di classe tra capitalisti e proletari da non importare in Italia, in quell’Italia agricola e provinciale.

Ecco che emergono due momenti diversi nella nascita del modernismo; difficile affermare che abbia ragione tra l’attuale prof. Gentile e il filosofo Suckert.


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