Milano: quale sia l’attinenza di una grande metropoli di pianura con i giochi olimpici invernali resta un mistero, ma non è questo il punto cercando di capire anche aspetti controversi. Quanto è veramente assurdo è come Milano abbia chiamato a sé molti turisti restando completamente disorganizzata sul piano dell’accoglienza. Detto in termini semplici: non ci sono bagni pubblici nella città!
Il sindaco permette ai negozi di restare in attività sprovvisti di bagni per i clienti. E’ il caso del negozio Apple, in centro città ad esempio e così quasi tutti gli esercizi che negano il bagno ai clienti. Può rimanere aperta ed attiva una città in queste condizioni?
Quest’aspetto del bagno per i clienti è stato già segnalato in un precedente studio qui pubblicato; quindi non rappresenta un aspetto particolarmente innovativo.
Si torna sull’argomento perchè è stato toccato con mano ovvero è stato visto il disagio, non solo percepito/immaginato come poteva essere precedentemente. E quando il commesso del negozio in centro, Apple, risponde che loro non vendono cibo quindi non sono tenuti a rispettare il bisogno del cliente per un bagno, è naturale rispondere: chi vi ha concesso la licenza per esercitare l’attività?
Ecco che, con risposte di questo tipo è possibile inquadrare la fonte del problema: il Comune di Milano.
Il sindaco, quello eletto con un’affluenza al voto pesantemente inferiore al 50% non è capace d’immaginare i bisogni del cittadino e del consumatore.
Che cosa si pensa e chiede: che chiudano tutte quelle attività che non sono dotate di un bagno per i clienti. Ovviamente un fatto di questo tipo impone spese, ma rientra nella CIVILTA’ DEL RAPPORTO COMMERCIALE, AL DI FUORI DEL QUALE E’ MEGLIO NON ENTRARE NEPPURE IN QUEL NEGOZIO. Vanno boicottati tutti i negozi (oltre una certa dimensione minima) che non sono sensibili ai bisogni dei cittadini. In caso contrario, questa città non si chiama Milano, solo borgo milano.
Scopri di più da Giovanni Carlini
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