Caporetto una sconfitta che fu riassorbita dalla Nazione per cui solo due settimane dopo l’Italia s’assestò sul Piave. Così scrive Alessandro Barbero nel suo libro “Caporetto” a pagina 512: ….”La linea del Grappa e del Piave tenne; e quando gli austriaci, sei mesi dopo (lo sfondamento a Caporetto del 24 ottobre 1917) riproveranno a forzarla da soli (senza l’aiuto dell’esercito tedesco), andranno incontro a una disfatta, quella si decisiva, nella battaglia del Solstizio. Da qui a sostenere che dopo tutto Caporetto non fu veramente una sconfitta, il passo è breve, e qualche volta si può essere tentati di compierlo. Sarebbe un errore: Caporetto fu una sconfitta, e catastrofica: ma non fu una di quelle sconfitte decisive come Waterloo, Gettysburg o Stalingrado, che decidono l’esito d’una guerra e cambiano il corso della storia. Caporetto resta piuttosto nella categoria di Canne o di Lepanto, sconfitte disastrose le cui conseguenze militari sono rapidamente riassorbite e già nel breve periodo si rivelano insignificanti.
Un sentito ringraziamento ad Alessandro Barbero per questa sintesi così significativa ed importante, espressa alla fine del suo libro.
Canne e Lepanto stanno a Caporetto NON come Waterloo, Gettysburg e Stalingrado stanno alla fine della guerra e di uno Stato.
Pensiero magnifico, ancora una volta ripetuto per la sua bellezza.
Una vicenda di questo tipo tocca tutti nel profondo dell’animo. Assimilabile ad una sbandata, una crisi, la caduta, la disoccupazione, una separazione e l’abbandono, comunque un dramma che scolpisce la sofferenza nell’animo dalla quale resuscitare e riabilitarsi ai propri occhi.
Ecco la lezione sociologica a Caporetto 1917.
Un insegnamento, che sotto traccia, è presente in ogni studio qui pubblicato in questo sito web a commento del libro e ai fatti narrati da Barbero. Però, ed è di ciò che se ne fa una colpa all’autore, è un messaggio che non emerge dalle sua pagine, viene formato a commento critico verso l’opera pubblicata. Un libro triste.
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