Caporetto 1917 razioni alimentari a confronto tra esercito italiano e austroungarico. La sollecitazione proviene dal libro d’Alessandro Barbero, dal titolo “Caporetto” recentemente studiato. Peccato che questo dettaglio, sul cibo, di grande rilevanza sociologica, è solo accennato nel libro di Barbero.

A pagina 144 del citato testo ….”Le razioni di carne tedesche erano di quasi due etti, non di 30 grammi come quelle austriache, e fin da quando l’artiglieria tedesca era arrivata in zona, Jan e i suoi compagni, pur vergognandosi, andavano da loro a mendicare un pò di cibo”.

Per tradurre in pratica cosa vogliano dire questi dati serve sapere che:

a) oggi come allora, il fabbisogno di calorie per un soldato in combattimento oscilla tra le 3mila e 4.000 (in alcuni testi si scrive 6mila-7.000 ma è un’esagerazione);

b) 2 etti di carne, tradotti in calorie corrispondono a 200 calorie se provenienti dal pollo o 500 se di manzo/maiale. I 30 grammi austriaci si traducono in 30 calorie!

c) a confronto le razioni italiane iniziarono con:

  • nel 1915 all’apertura del conflitto, le calorie per soldato oscillarono tra le 3.600 e 4.082;
  • tra il 1915 e il 1916 si giunse anche a 4.350 calorie per poi scendere a 3.700 in quello stesso anno;
  • nel 1918 ci fu un impegno dell’Esercito a mantenersi sulle 3.580 calorie per uomo al giorno.

Il cibo è importante. Si tratta in verità di un pensiero poco originale, quindi scontato, ma in una condizione di forte pressione, l’alimentazione contribuisce al buon umore ed alla volontà d’agire e reagire.

Sotto questo punto di vista, l’esercito austroungarico, fu fortemente penalizzato dal blocco navale applicato dagli alleati pur continuando a combattere.

I quotidiani tradimenti (diserzione) di soldati austriaci verso le linee italiane, vanno letti sia per vicende razziali (italiani e altre razze inglobale in un esercito che parlava 11 lingue diverse) sia per la fame.

Fame registrata anche a Vienna. Pagina 162 del libro di Barbero: ….“Una visita dal sarto si rivelò altrettanto deludente: il tessuto disponibile, un surrogato vegetale fabbricato con le ortiche, era così miserabile che il maggiore rinunciò a farsi un’uniforme nuova (evidentemente i magazzini che avevano suscitato  l’entusiasmo di von Bulow a Klagenfurt erano l’avanzo di un passato ormai scomparso). L’ultima visita, a casa del fratello, finì per deprimerlo: anche lì la fame si leggeva sulle facce di tutti. Vienna moriva di fame e nessuno aveva più speranza in una prossima fine della guerra”. 

 


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