Omosessualità e nevrosi negli studi di Sigmund Freud. Il Tratto di psicanalisi, programma di psicologia psichiatrica per psicoterapia di Cesare Luigi Musatti volge al termine per il volume 1, quello di 427 pagine, manca il secondo di 368 ancora da studiare. Come noto questo testo non è oggetto di riflessione a se stante perché segue la scia d’analisi già svolta su altri tomi, del filone psichiatrico, già citati in altri studi qui pubblicati. Una base di studio che proseguirà.
Il primo volume termina ricordando come Freud, dopo la delusione sull’ipnosi e il recupero di credibilità della sua teoria con l’analisi dei sogni (ricerca che lo ha reso famoso sul piano letterario), approda ai “tic nervosi”, le disfunzioni della memoria, quindi gli smarrimenti d’oggetti e le disfunzioni del comportamento.
Nel contesto delle disfunzioni del comportamento spunta, in ambito di nevrosi, l’omosessualità aprendo una riflessione interessante su omosessualità e nevrosi.
Torna in mente la domanda di una persona che anni fa chiese: qual’è la malattia di un omosessuale? Li per lì mancò la risposta pronta e diretta che adesso è certa: nevrosi. L’omosessualità è l’espressione, anzi una delle forme attive nei nevrotici.
Nelle pagine 390 e seguenti, del capitolo undicesimo, “Le disfunzioni del comportamento” si narra di un paziente che denuncia la sua impotenza sessuale verso una donna che gli piace. E’ un problema! Preso il treno per tentare un nuovo approccio con la donna, l’ombrello che porta con sé s’impiglia per il manico ad una sporgenza della carrozza ferroviaria. Per liberare l’ombrello dall’incastro sarebbe bastato far arretrare il para pioggia di poco, svincolarlo dall’impiglio e riprenderlo. Il paziente non si comporta così, al contrario spinge violentemente l’ombrello a sé spaccandolo integralmente. Il commento della psicanalista è che la persona desidera “scuoiare” il suo pene per punirlo.
Non è finita. Lo stesso paziente, nello spostare una poltrona, sa che proseguendo senza proteggersi le dita, le urterà contro un mobile. Nonostante ciò prosegue facendosi saltare l’unghia. Sia il dito sia l’ombrello sono, secondo Freud, simboli dell’organo maschile che in questo caso vengono puniti.
L’ombrello e l’unghia che salta non avvengono nella realtà, bensì sognati dal paziente e riferiti all’analista.
Il paziente, che riconoscerà la sua omosessualità, resterà in cura per nevrosi.
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