Migrazione e rispetto del senso di nazionalità del Paese ospitante. L’immigrato è un ospite che va trattato con rispetto e dignità, ma sempre ospite è! Ci sono degli ospiti che dopo un numero d’anni possono chiedere la nazionalità motivo per cui sono nazionalizzati.
Il processo di nazionalizzazione richiede la conoscenza della lingua, storia e valori della Nazione ospitante.
Oggi, in Italia, così non è.
C’è anche un altro aspetto da considerare: che ci fanno 10 milioni d’immigrati in Italia di cui 5 con carta d’identità? Perchè s’è proceduto a tappe forzate nella nazionalizzazione di milioni di migranti?
A queste domande non tutti vogliono rispondere per coprire un progetto molto preciso di una parte della politica nazionale tesa a sostituire l’elettorato italiano con un altro, ipoteticamente favorevole ad una fazione ben precisa. Questo è il problema nella sua essenza.
Le soluzioni alla migrazione quali sono?
L’idea più ovvia è respingere un numero importante di milioni d’immigrati, ma è troppo semplice. La posizione più corretta è quella già applicata da Enrico Mattei negli anni Sessanta. Tradotto in termini più diretti vuol dire impegnare le industrie italiane, con denaro dell’ONU, nel costruire strutture e posti di lavoro nei paesi d’origine degli immigrati attualmente presenti in Italia. Oltre all’ovvio vantaggio per l’industria nazionale, nasce anche un rapporto di collaborazione per lo sviluppo che “lega” quella Nazione alla nostra.
Creando benessere (secondo il concetto Occidentale) nei paesi all’origine delle migrazioni, si pone l’attuale ospite nel dilemma se tornare a casa propria con un lavoro che l’aspetta o restare nella nostra Nazione in una condizione di grande disagio, spesso al limite con la miseria.
Chi resta qui avrà assistenza sanitaria solo se diventasse cittadino, quindi accesso alle scuole, asili, ospedali. E’ necessario intervenire sull’attuale politica nazionale che letteralmente svende e regala la cittadinanza a chiunque senza effettivo merito.
Come mai un ragionamento così semplice sulla migrazione, diventa in realtà tanto difficile?
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