Mark Thompson sbaglia nel suo libro “La Guerra bianca“. L’errore non consiste solo nell’esprimere frequenti giudizi personali sui fatti storici (uno storico narra senza indirizzare il lettore, mentre nel caso del Thompson questi vuole giudicare indottrinando chi legge; tipico errore di gente di sinistra o estremista).

Mark Thompson sbaglia perchè oltre a “crocifiggere” il Generale  Luigi Cadorna, il che potrebbe anche essere corretto, limita a quest’Ufficiale le responsabilità di quanto accaduto nella Prima guerra mondiale all’Italia.

Che il Generale Cadorna dov’essere essere destituito dal comando sin dal primo anno di guerra, nel 1915 non ci sono particolari dubbi.

Dove la storiografia non s’è mai spinta, fino ad ora, è nell’indagare come abbia fatto il Generalissimo, il Duce, ovvero Cadorna a proseguire fino al 1917! Chi avrebbe dovuto fermarlo?

Le uniche autorità in grado di destituire il Generale furono:

a) il Governo;

b) il Re.

Come e perché il Governo d’Antonio Salandra prima e di Paolo Boselli dopo, non ebbero il controllo della campagna di guerra? Un’analisi di questo livello ad oggi non è ancora stata esplorata.

Il Re. Il Thompson sul Re non va oltre il suo giudizio personale per cui fu “molto basso di statura e sgraziato”. Tutto qui. Questo è il pensiero dell’autore del libro sul Re.

Al contrario il punto è un altro: l’essere di bassa statura e sgraziato ha inciso sulla capacità d’analisi del Re?

In effetti stiamo parlando dello stesso regnante che ha perso la casata e il concetto stesso di monarchia in Italia.

Però non è questo il concetto fondamentale, al contrario dove si trova un’analisi approfondita sull’incapacità del Re a destituire Cadorna? Non c’è, non esiste. Chi desidera scribacchiare qualcosa su quel periodo, si limita ai fatti incolpando l’uno o l’altro senza mai centrare il senso dell’agire storico.

Come Mark Thompson sbaglia, ne consegue che si autoesclude dalla considerazione del lettore, per cui la ricerca prosegue su studiosi degni di tale spessore.

Si vuole ribadire che lo studio del primo conflitto mondiale spiega come tanta passione abbia prodotto una catastrofe. Il riferimento corre alla crisi dell’Unione europea, alla moneta “euro” e alla globalizzazione, la cui esperienza s’è già conclusa con l’attacco russo all’Ucraina nel 2022.


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