Mark Thompson è solo un giornalista britannico che s’è dovuto dimettere dalla BBC perchè accusato d’essere di parte, ovvero un soggetto parziale non obiettivo. Sfortunatamente, nella ricerca di un testo di storia sul Primo conflitto mondiale, dedicato alla campagna italiana e non agli altri fronti di guerra, la libreria Hoepli, al quarto piano, in Milano, ha incautamente consigliato il testo di Mark Thompson, presentandolo come uno studio che non era possibile non aver letto e analizzato. Ovviamente fidandosi del consiglio dell’addetta al settore il testo del Thompson è stato prontamente acquistato.

Dall’acquisto ad oggi sono passate 3 settimane; in questo momento la riflessione e studio del libro è a pagina 320 sulle 495 in programma, per cui inizia ad affiorare una prima valutazione del tutto e completamente negativa.

Il libro di Mark Thompson è scritto da un pacifista che pretende  di spiegare il dramma della guerra ai lettori; nessuna scelta potrebbe essere peggiore di questa!

Un fatto del genere accadde diversi anni fa soffrendo nello studio di un testo scritto da una pacifista. Il pessimo ricordo è rivolto a Margaret MacMillan, canadese, autrice del libro “1914 Come la luce si spense sul mondo di ieri” edito da Rizzoli, un’opera di 712 pagine.

Amareggiato, innervosito e deluso dalle offese all’Italia che il Thompson diffonde nelle sue pagine mi sono rivolto alla Libreria militare a Milano chiedendo un’indicazione sulla narrazione storica del primo conflitto, fronte italiano. La risposta è stata Gianni Pieropan: “Storia della Grande Guerra sul fronte italiano 1915-1918” editore Mursia. Pieropan, figlio di un alpino che ha combattuto nel primo conflitto è un vero patriota che scrive. Evviva, finalmente è possibile leggere, studiare e capire una storia genuina (852 pagine).

Perchè il Mark Thompson è offensivo? Il tizio non si limita a narrare ma giudica! Ad esempio, l’Italia è considerata una nazione che si vuole espandere e aggredisce l’Austria, anzichè completare il Risorgimento (se ne discute a pagina 56). Partendo con tale prospettiva:

  • pagina 45: …..essendo molto basso di statura e sgraziato, non era certo un’icona di regalità o della marzialità….(riferimento al Re Vittorio Emanuele III). Si tratta di un concetto noto a tutti, ma sul quale l’autore ci ricama sopra con gusto confermato nelle pagine successive;
  • a pag. 47 si fa riferimento, all’Italia, all’opinione pubblica come di una componente storica. In realtà chi votava a quell’epoca e leggeva il giornale era appena il 2% della popolazione e con questi numeri si parla d’opinione pubblica?
  • pagina 68: grossolano errore, Angelo Gatti fu un Ufficiale dello Stato maggiore del Gen. Cadorna non un “famoso poeta” (qui l’autore s’è veramente confuso e probabilmente si tratta di un mero errore di stampa, ma denota la distrazione di chi scribacchia qualcosa senza controllare successivamente);
  • pagina 78: ecco l’errore “mortale” per Mark Thompson. Definire per 2 volte “patologico” Gabriele D’Annunzio è un errore. Lo storico, quello vero e professionale narra e spiega ma non giudica. Il Thompson è solo appena un giornalista di parte. E’ da qui che si comprende il pessimo acquisto fatto nel compragli il libro (….viene da dire: ridatemi i soldi indietro!)
  • pagina 115: quanto ci gode il Thompson nel riportare (e accade spesso) giudizi sugli italiani del tipo “incivili, inaffidabili e codardi” oppure “stupidi cani” (a pagina 118) quindi i volontari che s’arruolano nell’esercito italiano sono “esaltati” (pagina 157) e “fattezze spettrali” per il Museo del Risorgimento a Trieste in piazza Oberdan di pagina 158. E’ vero che i volontari saranno stati “esaltati”, ma noi li chiamiamo PATRIOTI; persone che hanno fondato questa Nazione. Confondere “esaltati” con patrioti indica che l’autore non è maturo per relazionare con il mercato italiano;
  • c’è poi un riferimento a “puttana” per l’Italia in qualche pagina e al campo di battaglia pieno di merda (così s’esprime il soggetto autore del libro) oltre ai caduti.

La lista può proseguire.

Il ricordo corre al libro “Caporetto” d’Alessandro Barbero. Quest’ultimo narra senza spiegare; peccato. Il Thompson giudica narrando il che lo espone al rigetto da parte del lettore attento.

Non resta che affrettare lo studio del Thompson per affidarsi a Gianni Pierobon e anche a un nuovo autore tutto da scoprire: Antonio Sema.

Una domanda su tutte: perchè concentrarsi sulla Prima guerra mondiale?

La sensazione è il primo conflitto mondiale è assimilabile ad una buona idea trasformatasi successivamente in tragedia; un fatto partito bene e gestito male. Le intenzioni furono genuine con conseguenze catastrofiche. Il pensiero corre alla globalizzazione, l’Unione europea e la moneta “euro”.


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