Le parole che appena udite annoiano la mente, sono quelle ripetute a dismisura. Una grande quantità di persone a cultura medio-bassa abusa del termine “diciamo“. Condire l’espressività con ripetuti e continui “diciamo” squalifica la persone. Un soggetto così esposto è immediatamente giudicato male da chi ascolta.

Giudicare noioso qualcuno vuol dire bruciarlo come non stimolante o significativo. Una gran butta cosa. Soprattutto in era di maturità alla scuola e d’esami all’università come questi giorni di fine giugno. 

Il “diciamo”, espressione d’immaturità linguistica, in realtà si condisce con l’abuso di terminologia straniera.

Dire lookdown al posto di chiusura delle attività, porta, in chi ascolta, alla noia. Che stancante sentire gente che ripete più volte una parola non italiana in un dialogo italiano. Non si chiama pertanto lookdown ma chiusura delle attività.

Non si dice neppure Recovery fund ma piano di emergenza, perché certamente d’urgenza si tratta! E’ meglio dichiarare l’Italia fallita, o sostenerla per qualche mese con un piano d’emergenza? In pratica è più costoso sostenere il fallimento della Repubblica Italiana per eccesso di debito o rischiare il collasso della Ue?

Lo chiamano smart working  quando in realtà si tratta di lavoro da remoto o agile.

Le parole non sono solo suoni o meglio melodie, ma concetti e spesso pietre lanciate contro una vetrina sfavillante e accesa. 

E non si chiama neppure Quantitative easing ma acquisto titoli pubblici senza copertura di ricchezza. In pratica una manovra squisitamente inflazionistica.

La netta sensazione è che usando parole straniere, estranee al nostro linguaggio, si voglia coprirne il vero significato. Un’azione di mistificazione e sviamento dell’attenzione dell’interlocutore. Chi abusa di parole straniere è un esibizionista maniacale quindi un immaturo da cui prendere le distanze.

Le parole fanno emergere gli stadi di maturità della personalità. Attraverso la forma del linguaggio si capiscono livelli di confusione e patologia della personalità. Provare per credere!