Gianni Pieropan terminato lo studio del suo testo, Storia della Grande Guerra sul fronte italiano 1915-1918.

Finalmente, chiudendo l’ultima pagina del libro, ci si sente sereni e grati vero lo scrittore. Grazie Gianni Pieropan per questo mese che abbiamo condiviso insieme, infatti tanto è il tempo occorso per la lettura, studio, colore applicato alle mappe inserite dall’autore e sviluppo di nuove per poter seguire i vari passaggi narrati. Veramente grazie.

Rispetto ad altri testi come “Caporetto” d’Alessandro Barbero, tomo da 500 pagine dove finendo si resta con più dubbi rispetto all’inizio. Peggio ancora con il Mark Thompson ne “La guerra bianca”, 494 pagine dove si “tocca” il razzismo anti italiano in tutte le sue forme chiudendo il libro con astio e rabbia, ora, con Gianni Pieropan c’è pace.

Cosa insegna Pieropan?

Le ultime parole sono: …a quanti furono in prima persona protagonisti ad ogni livello della Grande Guerra, prima ancora che virtù spiccatamente militari, una somma di valori umani e civili la cui validità non soffre di limiti temporali…

Per quanto l’opera di Pieropan sia stata pubblicata vero la fine degli anni Ottanta c’insegna, oggi 2026 alcuni passaggi che sono:

  • riabilitazione del Generale Luigi Cadorna. Un Capo che va criticato in forme costruttive e che stava per vincere la guerra già sull’Isonzo da cui l’attacco tedesco ed austriaco a Caporetto per fermarlo. Da questa prospettiva leggere il testo del Marco Morandini “Il Capo”, uno scritto recente, che ora appare sia superato sia superfluo, comporterà, a tempo perso, uno sforzo per cercare dignità almeno nelle sole pagine stampate;
  • la valutazione sul Generale Armando Diaz resta sospesa; fu vero condottiero?
  • il riscatto italiano dal Piave e quindi la fine della guerra avvennero non per virtù militari, ma per crollo dell’Impero Asburgico. Gli ammutinamenti dei reparti ungheresi, inquadrati nell’esercito austriaco portarono al collasso la resistenza agli italiani. Da qui nasce una valutazione non felice per l’Esercito Italiano che unita a quella che si desume dal secondo conflitto, ridimensionano drammaticamente l’idea stessa di Forza Armata nel nostro Paese. Ciò non toglie in nessuna misura il rispetto per il sacrificio umano sopportato dai soldati aprendo però una critica molto acuta allo Stato Maggiore. Critica che non può che coinvolgere anche il ruolo di Casa Savoia spiegandone il collasso. Il guaio è che la Repubblica non pare affatto migliore. 

Gianni Pieropan terminato, apre nuove riflessioni del tutto attuali.


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