Gianni Pieropan ultima riflessione, almeno per ora, prima di riporre il libro in libreria proseguendo con Erwin Rommel in “Fanteria all’attacco”.
Quanto mi sconvolge e pone in aperta crisi riguarda lo spargimento di sangue avvenuto tra contendenti nelle ultime ore del conflitto quando tutti e dico tutti non attendevano altro che porre fine alla guerra. Non si tratta assolutamente di fatti isolati. Oltre ad interi reparti ungheresi che si sono ammutinati in quanto la loro Patria era ormai l’Ungheria e non più l’impero austroungarico, sono avvenuti numerosi atti d’acerrimo scontro militare tra chi si ritira e gli italiani che avanzano. La domanda da porsi è: come si fa a morire ed uccidere in prossimità della pace?
Certamente la domanda, oggi 2026, va posta al Governo iraniano, totalmente screditato sia sul piano interno come internazionale.
Ci si potrebbe anche domandare come abbia fatto il paese dei cedri, il Libano, a fare questa fine ad opera dei palestinesi prima ed Hezbollah adesso.
“la Svizzera del Mediterraneo” come venne chiamato il Libano, nelle mani dei palestinesi ed un Governo centrale che non s’è saputo opporre all’invasione dei profughi, è diventata un cumulo di macerie!
Oltre ai fatti recenti ed all’istupidimento collettivo “pro-Pal”, ovvero a favore di terroristi e stupratori, tornando al primo conflitto mondiale, ci si domanda: ma veramente in prossimità della fine della guerra saremmo disposti a morire ed uccidere?
Merita un ricordo quanto scritto da Gianni Pieropan ultima riflessione a pagina 846: …..un reparto del reggimento Monferrato il 4novembre ingaggiò un duro scontro per impedire agli avversari la distruzione del ponte di Braulis…
A pagina 847 (il libro ne ha in tutto 852) ….mancavano pochi minuti alle 15 del 4 novembre, il 4° squadrone di cavalleria del reggimento Aquila, comandato dal sottotenente Alberto Riva Villasanta, con impeto incredibile guida una carica contro le difese nemiche rimanendo pressoché distrutto dalle mitragliatrici avversarie in un groviglio d’uomini e cavalli immolatisi sulle armi ancor fumanti”.
Che storie! Eppure questa è la vita.
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