Gentile e Mosse, ovvero il prof Emilio Gentile e il prof George L. Mosse hanno la capacità di spiegare concetti, sull’origine delle dittature, che a più sfuggono o che non vogliono comprendere. Il percorso di studio è partito con la delusione nello studio del testo “Caporetto” pubblicato da Alessandro Barbero; un testo dove s’afferma ma non si spiega. Dalla delusione la ricerca è proseguita con:

  • Renzo De Felice: “Mussolini il fascista. La conquista del potere, 1921-1925”;
  • Emilio Gentile: “Le origini dell’ideologia fascista, 1918-1925”;
  • George L. Mosse: “Le origini culturali del Terzo Reich”;
  • Hannah Arendt: “Le origini del totalitarismo”
  • la ricerca proseguirà con Alexander J. De Grand: “L’Italia fascista e la Germania nazista” e infine (al momento) Vari autori tra cui G. Sabbatucci, E. Gentile  e V. Vidotto dal titolo “I volti del potere”.

L’insieme, indubbiamente complesso ed articolato di questi studi, per quanto ancora non concluso, conduce il ricercatore ad una verità non immaginata.

Quando per la prima volta Renzo De Felice spiegò che il Fascismo non era affatto Mussolini, il lettore non ci credette. Successivamente, ampliando la ricerca e grazie alla conferma di Emilio Gentile emerge che il Fascismo è nato per dare un volto alla classe piccola borghese. Si tratta di una fetta di popolazione che, rimasta schiacciata tra i proletari socialisti sempre più ostili e la grande borghesia, non ebbe mai volontà ed occasione di partecipare alla vita della Nazione. Quest’assenza, sin dal primo Risorgimento, fu colmata nel ruolo di “Ufficiale di complemento” nei ranghi dell’Esercito italiano nel corso della Prima guerra mondiale. Il bisogno d’affermazione della piccola borghesia (come spiegò per la prima volta il prof Emilio Bodrero nel 1921 nel suo “Manifesto alla borghesia”) diede sostanza ed occasione al Benito Mussolini, in fondo un attore che recitò a soggetto la sua parte pur di fare qualcosa.

Non finisce qui.

Grazie alle ricerche di George Mosse, l’antisemitismo è un passaggio dell’Ottocento tedesco. Hitler non inventò nulla, utilizzò soltanto quanto già maturato nelle coscienze civili del popolo tedesco. Un “Volk” che nelle cattive annate di raccolto non potendo ripagare i debiti contratti con i finanziatori prevalentemente d’origine ebrea, si vide sistematicamente sequestrate le fattorie e vendute agli industriali.

Gentile e Mosse assegnano a Mussolini ed Hitler, appena il ruolo di primi attori nella narrazione della vicenda, una storia che è perfettamente in grado di replicarsi perchè non collegata a quegli specifici personaggi. Una storia che si può chiamare Putin o come s’individua il segretario del partito unico comunista cinese.

Ben fatto Gentile e Mosse!


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