Confronto tra cosa? Introduzione al tema per rendere più chiaro perchè vale la pena leggere questo studio. Solitamente il confronto tra una democrazia e una dittatura non è particolarmente significativo perché impostato su basi non comparabili. Non si sa perché, ma in dottrina, in questi ultimi decenni, s’insiste nel porre in relazione gli Stati Uniti e una dittatura comunista ovvero quella Cina con capitale Pechino. Va ricordato che esiste anche la Cina nazionalista con capitale Taipei sita nell’isola di Formosa/Taiwan, una realtà sociale e politica quanto economica, quest’ultima che ancora non ha un seggio permanente all’ONU e non se ne capisce il perchè.
Il confronto tra una democrazia e una dittatura perde di significato in partenza in quanto sono realtà non comparabili su nessun piano. Già sull’asse temporale una dittatura per sua natura ha una dimensione limitata. L’Unione Sovietica, oggi Russia, è stata una dittatura comunista dal 1917 al 1989, la Cina comunista è tale dal 1949; quanti anni ancora resterà tale per come la conosciamo oggi 2026?
Già con queste premesse cade la riflessione generazionale e la stessa allocuzione “futuro” ragionando tra gli Usa e la Cina comunista.
Si ricorda che in questo studio le Cine sono due, con capitali e geografie diverse anche se tutto lascia immaginare che quella comunista possa invadere militarmente la parte democratica senza una decisa reazione sia da parte dell’ONU (qui volutamente assente) sia dagli Usa (non disposti ad agire in linea di principio nella difesa della democrazia).
Il crollo di credibilità dell’ONU in questa vicenda è “totale” ponendo in discussione il suo futuro; cosa ce ne facciamo di una realtà particolarmente costosa e così limitata?
Ecco che un ipotetico e non credibile confronto Usa-Cina comunista s’allarga alla credibilità dell’ONU così attivo nella difesa d’organizzazioni terroristiche come Hamas in Medio Oriente e la città di Gaza quindi assente in Oriente.
Non è finita. La Cina comunista era agricola fino a quando gli Stati Uniti, tramite l’amministrazione Nixon nei primi anni Settanta, non attuò un massiccio processo di delocalizzazione industriale per ottenere un attacco militare cinese ai danni del Vietnam del Nord. In seguito a una carestia con 25 milioni di morti per fame, la Cina del Mao dovette ammette il fallimento della pianificazione agricola comunista e accettò il passaggio all’era industriale producendo quanto gli americani amavano e proseguono oggi consumare.
L’unione di un popolo, quello statunitense, che ha confuso la democrazia con il consumismo (almeno dagli anni Settanta del Novecento ad oggi) e una Cina comunista reduce dal fallimento della rivoluzione culturale e dell’economia pianificata agricola, ha portato ad una forte correlazione tra modello mercato di sbocco e colonia produttiva.
L’attacco alle torri gemelle del settembre 2001 e le necessità militari verso l’Afganistan condussero il duo sino-americano all’ingresso della Cina comunista nell’organizzazione mondiale del commercio (allora noto come WTO) dal che s’inaugurò una nuova stagione denominata “globalizzazione”. Tale periodo s’è concluso a febbraio del 2022 con l’attacco russo all’Ucraina. Da quel momento la politica del prezzo più basso non è stata più attuata preferendo “far affari” all’interno di un’area di riconoscibilità socio-politica. Cessa la globalizzazione per entrare in una nuova era definibile (ancora non è stata nominata) di concentrazione economica e politica. In tal senso s’osservano le chiusure dentro l’Unione europea, negli Stati Uniti ed una conseguenziale contrazione del commercio mondiale. Indice, quest’ultimo, erroneamente considerato di sviluppo globale.
In tal contesto discutere di Usa e Cina vuol dire parlare di un luogo di produzione (applicando la tecnologia e strutture americane) e di un mercato di consumo. Una relazione che potrebbe perdere di significato se vista nella prospettiva militare di un’ipotesi di guerra per la difesa di Taiwan o su un piano più vasto.
Certamente gli Stati Uniti stanno rimodulando, da anni, il loro strumento militare in chiave prettamente anti Cina comunista (vedi la costruzione di un numero rilevante d’unità navali).
Le generazioni future cosa possono ricevere da una guerra non dichiarata ma possibile?
Sul piano tecnologico va ammesso che i comunisti, partendo da tecnologia americana hanno recentemente aperto una loro via di ricerca e sviluppo, vedi motori per autovetture a trazione elettrica, l’uso della robotica e nel campo delle telecomunicazioni sia metodiche del tipo “5G” sia la capacità di violare la riservatezza dei dati personali, aziendali, istituzionali e statali.
C’è una Cina comunista che pensa alla guerra come fu la Serbia nel 1918.
Conclusioni: le prospettive future non sono comparabili con il formidabile passato dell’Occidente vissuto dal 1950 ad oggi. Il futuro ci “parla” di temperature eccessive, riduzione dei consumi idrici sia personali sia agricoli, di riduzione degli scambi commerciali, di possibili scontri militari a livello globale e di un clamoroso eccesso d’indebitamento sia personale sia statale, sostenuto per garantire livelli di benessere non corrispondenti alla ricchezza prodotta. Per quanto i prossimi decenni potranno essere diversi dai precedenti, le persone s’ameranno ancora, ci saranno altri figli e la Storia procederà su nuovi paradigmi probabilmente meno esposti sul piano commerciale e consumistico.
Scopri di più da Giovanni Carlini
Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.