Sociologia dei consumi, considerazioni importanti.
M’è capitato d’assistere a una conversazione, di cui non sono stato parte, bensì solo ospite ascoltando i più punti di vista tra loro.
Un cacciatore, cittadino statunitense, californiano, impegnato da decenni in “caccia grossa” in Africa, la cui casa è letteralmente piena zeppa di fucili e trofei impagliati d’animali colpiti negli ultimi trent’anni, si trova a parlare con altre persone dell’ambiente. Uno di questi è un costruttore di fucili come potrebbe essere la Beretta in Italia.
Il costruttore chiede al mio amico americano, il cacciatore, di favorirlo nella progettazione e costruzione di un fucile “su misura” per una guida che si trova in Africa impegnato nel portare i cacciatori sulle tracce delle prede da colpire.
Si rammenta che le prede sono rinoceronti, alligatori, elefanti e altri animali, la cui caccia è stata approvata dal Governo che così vende licenze di caccia. Il cacciatore si paga il viaggio, soggiorno e il conto relativo al tipo d’animale colpito. Dalla preda, la carne resta alla popolazione locale (che fa grandi feste per l’occasione) impegnata, è prevista, 18 mesi dopo il safari, la spedizione a domicilio tramite container (tutto da pagare ovviamente).
Ne consegue che c’è un lavoro che parte dalla prenotazione, partenza, soggiorno, caccia e arrivo degli animali impagliati: un ciclo che richiede indicativamente 2-2,5 anni.
In questo contensto la guida locale è impersonata da sudafricani d’origine australiana, olandese come boeri.
Di guide ce ne sono di diverse età tra giovani che stanno imparando e persone mature in attività da decenni.
Nel caso in particolare, la guida attiva da molti decenni, è completamente disinteressata al tipo d’arma utilizzato, in quanto per lui un’accetta, un coltello o un’arma sono semplicemente utensili del mestiere.
Si tratta di un professionista disinteressato alla marca del prodotto quanto all’efficacia dello strumento.
Al contrario le giovani guide sono molto, ma molto interessate alla marca!
Ecco che l’industriale, attraverso le pubblicità gratuita che otterrebbe dalla guida anziana, vuole “colpire” i giovani per allargare la sua base commerciale.
S’inquadra in questo modo una profonda divaricazione tra consumatori.
Il vero professionista è disinteressato alla marca quanto invece ricerca l’efficacia.
Il giovane, al contrario, insegue la marca.
Ecco una lezione di sociologia dei consumi: attraverso il telefono (appena un cellulare) siamo riusciti a condizionare le nuove generazioni di consumatori privandoli dell’efficacia dell’acquisto limitandosi ai solo aspetti esteriori.
Speriamo che questa superficialità non si replichi nella vita di coppia (i divorzi sono già al 42% come recita l’Istat e nell’educazione dei figli).
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