Apache trail, un percorso che si sviluppa ad est di Phoenix, in Arizona seguendo la strada 88. Dei conoscenti, italiani, in luna di miele, hanno seguito questo percorso dove s’è squartato uno dei pneumatici dell’auto noleggiata. In seguito alla disavventura, la coppia ha chiesto, considerato la frequente presenza in area, che si tornasse sull’itinerario per capirlo meglio percorrendolo in tutta l’estensione, quasi a vendicare i loro sforzi compiuti.
Iniziato il percorso, dalle indicazioni stradali si prende atto che l’itinerario è di 44 miglia in un senso ed altrettante per tornare indietro; a questo punto 88 miglia corrispondono all’incirca 122 km.
Si noti la similitudine, strada 88 per 88 miglia tra andare e tornare.
L’intero percorso si snoda attraverso 3 laghi collegati dallo stesso fiume e due dighe. Si tratta del:
- Canyon lake;
- Apache lake;
- Roosevelt lake. Qui per Roosevelt ci si riferisce a Theodore (1901- 1909)  non a Delano ( presidente dal 1933 al 1945). Infatti Theodore fu il 26° Presidente mentre Delano il 33°.
- le dighe sono efficienti, funzionanti, ma non visitabili.
Il paesaggio è bello, anzi bellissimo: brullo, solitario, desertico. In tutto, in tre ore ad andare ed altrettante per rientrare, sono state incrociate una decina d’autovetture e qualche motocicletta nel tratto asfaltato.
Nella parte iniziale del percorso ci sono delle costruzioni artificiali che vorrebbero richiamare una città fantasma (gost town); in realtà si tratta di negozi per attirare il turista.
L’eccezionale pericolosità del percorso Apache trail non consiste tanto nelle 6 miglia di strada bianca (primitive road) che in realtà dovrebbero essere otto contandole dal contachilometri dell’auto, ma dalla totale assenza di parapetti o protezioni per le autovetture che si muovono a strapiombo su laghi, fiumi e burroni.
Inoltre il percorso sterrato ha un tratto molto ripido con forte dislivello di quota, ugualmente a strapiombo.
E’ vero che il traffico, in entrambi i sensi di viaggio è minimo ma, in caso d’incidente è facilissimo che una delle auto coinvolte possa precipitare in forma rovinosa e drammatica.
Non è questo il luogo per drammatizzare, ma l’esposizione a rischio è reale.
Cosa fare?
La prima accortezza è sbloccare le sicurezze applicate alle portiere per i passeggeri seduti nei sedili posteriori (in questo modo non restano intrappolati in caso d’incendio o ribaltamento nel burrone).
Nel percorso, in particolare quello su strada bianca, tenersi nella propria corsia per quanto le carreggiate siano di dimensione minima per cui ci si ferma per far passare l’altra auto in senso opposto.
La sterrata non consente aderenza alle motociclette, inoltre sono presenti buche e fossati tali che lo squartamento del pneumatico è molto facile. Ovviamente la velocità di percorrenza della strada bianca è intorno alle 5-10 miglia che aumenta, su quella in asfalto, alle 15 miglia orarie. Certamente la velocità non è particolarmente interessante se coinvolti dal paesaggio, quindi non è un percorso per correre (alche se è stato trovato quello che deve superare gli altri a tutti i costi).
Concludendo: siamo un presenza di un percorso d’affrontare perchè bellissimo, nonostante i rischi? Assolutamente no!
Ci sono altri itinerari altrettanto emozionati che non soffrono un livello di rischio così elevato, ad esempio nel parco nazionale noto come Organ Pipe, solo a 100 miglia, in linea d’aria, nei pressi del confine con il Messico sempre in Arizona, nei pressi della Interstate 8, deviazione sud per la 85.
Il guaio è dettagli di questo livello non sono noti se non per esperienza diretta ed in questo il Web è colpevole.
Buona fortuna per l’Apache trail se percorso.
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