Insegnare vuol dire trasferire alle giovani generazioni esperienze, concetti, metodiche di ragionamento che segneranno il loro futuro; concettualmente insegnare vuol dire dialogare con il futuro.
E’ recentemente accaduto di preparare degli studenti per l’accesso all’università. Nel farlo ci si è resi conto, a livello di docenza, di trovarsi a discutere con la futura classe dirigente di quella città.
I prossimi 25 anni saranno determinati da quei ragazzi e ragazze che adesso sono in classe.
Oggi studenti domani professionisti, assessori, sindaci, ingegneri, progettisti, avvocati impiegati e operai. Avranno i loro scandali, arresti, riabilitazioni, carriere, tradimenti e figli fuori dal matrimonio, quindi soffriranno anche il licenziamento. Matrimoni, amori e divorzi. Vivranno la loro vita, quella che noi adulti conosciamo.
In ogni caso saranno questi ragazzini a scrivere la Storia della città nel prossimo quarto di secolo come noi abbiamo fatto.
Nel preparare le nuove generazioni ci si rende conto d’aprire un dialogo con il futuro attraverso i giovani; ecco cos’è l’insegnamento.
Un concetto di questo tipo è piuttosto semplice, ma in realtà è stato focalizzato, come docente, solo adesso lavorando e plasmando queste giovani menti; che responsabilità!
Lavorando con i giovani se ne capisce lo spirito.
E’ giovane colui che crede (s’illude) che sta vivendo l’intera sua esistenza nell’attimo presente. Il ragazzo/ragazza non ha ancora recepito il futuro come dimensione nella quale schierarsi e svilupparsi.
La maturità emerge, più che sterilmente ai 18 anni, quando al presente si riesce a percepire il futuro.
E’ vecchio colui che sta cercando di segnare più distanza possibile dalla sua vita già consumata e la morte. In questa gara contro il tempo sappiamo tutti chi vince, il vecchio però considera una conquista l’aver vissuto un giorno, un mese, un anno in più. L’anzianità si rivela così concentrata sul presente seppellita dagli acciacchi e malanni di un corpo umano in senescenza.
Il dramma della vecchiaia è se si fosse ancora in condizione di produrre pensiero e concetti ancora validi per leggere il presente e costruire soluzioni. Qui nascono i problemi, perchè incastrato in un corpo alla fine del suo tempo, resta attiva e produttiva la mente che si traduce il tutto in un cervello sano in un corpo malato o limitato: una prigione.
Triste il destino del vecchio, che comunque rappresenta una tappa comune a tutti o ai più fortunati non deceduti in età giovanile o matura.
Concludendo, insegnare è bello perchè vuol dire vivere di più di quanto concesso attraverso il ricordo e la forma mentale degli studenti d’oggi.
La docenza deve acquisire, pena il licenziamento, la dimensione del futuro attraverso le generazioni che sta servendo.
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