Christopher Clark scrive da pacifista sulla guerra ed introduce tematiche subliminali non pertinenti al testo; questo è un problema. Le tecniche sublimali riguardano il marketing e le procedure d’inganno del consumatore, mentre nella stesura di un libro non dovrebbero esserci in quanto l’intero studio, in genere, è concentrato sul tema.
Christopher Clark scrive 606 pagine sulle motivazioni al primo conflitto mondiale (in precedenti studi qui pubblicati si sono indicate le pagine del libro in 660 ma è stato un errore ora corretto a 606). Ebbene, acquistato e letto l’intero tomo, ci si attende che la ricerca sia concentrata su un argomento in congruità con l’indice del libro. Tale attesa non è completamente rispettata nel libro di Christopher Clark.
Lo studio pubblicato presenta almeno due difficoltà:
a) un pacifica che scrive di guerra, in forma aperta e diretta assolve chi ha cercato d’evitare il conflitto e condanna coloro che l’hanno portato a completamento. Questa presa di posizione è pericolosa! Da uno studioso non si chiede un orientamento bensì lo studio oggettivo dei fatti; la tifoseria non fa parte dell’analisi profonda dell’accaduto;
b) ecco dove il pacifista crolla! probabilmente il Christopher Clark non ha mai servito la Nazione in una forza armata. Dedicare un capitolo, per quanto ridotto, al linguaggio scurrile e maschilista dei militari di caserma e considerarli in ciò propensi alla violenza, appare completamente fuorviante. Questa parte risulta così puerile che quasi fa crollare l’intero impianto dello studio pubblicato.
Dove proprio la lettura del libro dell’autore quasi si ferma, portando ad archiviare il libro o cestinarlo, è nell’ossessivo richiamo all’omofobia di cui il libro è letteralmente zeppo! Ecco dove il linguaggio subliminale svilisce l’opera. Inizialmente pare che la responsabilità sia del traduttore ma successivamente, dovendo sopportare il capitolo sull’atteggiamento da caserma dei militari, emerge chiaramente che la responsabilità e solo dell’autore.
Anche questo libro, come quello della Margaret MacMiller, dal titolo “1914 Come la luce si spense sul mondo di ieri” resta di parte essendo scritto da chi, non sapendo incarnare l’evento, non può interpretarlo; peccato!
Quindi bisogna essere un guerrafondaio per ragionare di guerra? No, è necessario restare onesti studiosi e ricercatori, non partigiani di una parte o l’altra.
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