La marcia su Roma non è stata per nulla un’idea Fascista del Mussolini, al contrario un concetto introdotto nella politica italiana, da parte del d’Annunzio, allora il Vate autoproclamatosi tale, dell’Italia.

Grazie a quanto studiato sull’esemplare testo di Giordano Bruno Guerri dal titolo “Disobbedisco”, qui in questo sito Web citato e commentato in molti studi pubblicati, la volontà politica del d’Annunzio fu d’esportare il disordine sociale e morale, instaurato nella città di Fiume, nel resto del Paese, in Italia, non particolarmente interessata alla vicenda fiumana.

Probabilmente il disinteresse della Nazione verso la sorte della Dalmazia e delle città di Fiume e Zara, non fu tanto dovuto al solo tradimento del Patto di Londra per cui il nostro Paese entrò in guerra nel primo conflitto, ma per la pessima gestione del concetto che applicò il Vate in quel contesto.

La gestione d’Annunzio della città di Fiume fu la classica bella idea applicata in forma pessima.

Per pessimo s’intende l’iper valutazione della componente “rivoluzionaria” nell’indirizzo verso cui fu forzata la gestione di Fiume rispetto l’altra componente “legalitaria” d’ispirazione monarchica ed istituzionale. Il difetto della prima parte, fu di mischiarsi con una concezione della poesia che fu forzatamente indirizzata verso la devianza mentale in ambito fisico quindi l’omosessualità maschile e la devianza affettiva portata a un “prendi e molla”, con intenti di consumo, nelle relazioni sessuali umane.

Questa festa della rivoluzione si tradusse in un’orgia che certamente attirò persone come avviene in qualsiasi bordello sessuale in ogni parte del pianeta, senza avere nulla di rivoluzionario!

La rivoluzione, è saggio rammentarlo, punta alla partecipazione del cittadino alla gestione dello Stato. Si tratta di recuperare il concetto della Polis greca nello Nazione moderna che è territorialmente estesa ma, al momento, scarsamente partecipativa. Questa è rivoluzione! Il resto rimane confusione e devianza. L’Italia capì il concetto ed isolò l’esperienza Fiumana.  

Nel disperato tentativo di recuperare visibilità e partecipazione, il d’Annunzio, pensò anche alla marcia su Roma.

Ovviamente il Paese non reagì.

Ciò che invece incuriosisce è come la marcia su Roma fu invece attuata con successo da Benito Mussolini. Un soggetto, quest’ultimo, che si proclamò successivamente agli anni della marcia addirittura “duce”, un termine che di cui già s’appropriò il d’Annunzio per farsi riconoscere titolare della gestione di Fiume.

Un Mussolini che tradì d’Annunzio 2 volte! Raccolse soldi per la causa fiumana e li usò per fini suoi (fu salvato dal Vate con una lettera di ringraziamento) e preferì l’accordo con il Governo (diretto in quel momento da Giolitti) isolando Fiume al suo destino slavo.

La marcia su Roma, con tali riflessioni, restò nel Piacere (titolo di uno dei numerosi libri del Vate) non in senso etimologico ma poetico; del colui che lanciò il porno femminile a cui deve il successo.


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