La Cina è una dittatura comunista come ogni partito di quel genere è nel mondo, compreso il PCI e la derivazione in Partito “democratico” in Italia. Come mai ci si stupisce ancora? Com’è possibile mettere la testa dentro la sabbia per ignorare l’ovvio?

La questione che la Cina è una dittatura non sorprende più di tanto, quanto il farci affari insieme!

Che vergogna sapere che la Cina è il primo partner commerciale della Ue (anno 2020). Un qualcosa che disturba la quiete democratica della comunità.

Com’è possibile che la civile e matura Europa, riunita nell’Unione, s’affidi a una dittatura comunista come partner commerciale?

Purtroppo una sensibilità di questo tipo è soffocata all’interno del tessuto culturale comunitario. Già questa censura, di fatto, ha guastato i rapporti con gli Stati Uniti. E’ pur vero che la Cina, come nazione industrializzata, è stata “inventata” dagli stessi americani a guida Kissinger dal 1973 ma le situazioni sono cambiate. Allora esisteva l’URSS come nemico principale da contenere/battere. Oggi il nemico si chiama Cina.

Un nemico che fa le sue scorribande informatiche dentro gli archivi d’anagrafica dei Comuni (roba da matti). Una Cina che si rivela sempre di più nemico della civiltà e della cultura democratica.

Come si reagisce a un pericolo collettivo come la Cina?  La prima cosa da fare è l’embargo: non si compra più nulla che sia “made in China”.

Bloccare gli acquisti di qualsiasi oggetto fabbricato nella dittatura comunista o che abbia componenti cinesi. E’ facile! Basta controllare le etichette e selezionare in negativo ogni prodotto cinese. Perchè fare questo? Semplice, abbiamo figli disoccupati e adulti senza lavoro nel nostro Paese (4 milioni). E’ corretto che a lavorare siano i cinesi o gli italiani nel produrre quei beni che compriamo ogni giorno?

La totale insensibilità che si manifesta nel comprare cinese, verso la sorte dei disoccupati italiani, è così clamorosa che nessuno se ne accorge!