Taccuino americano 2012 – (3) White Sands

di Giovanni Carlini
White Sands è un parco composto da dune di gesso che se ci fosse l’acqua si trasformerebbe in pietra. Essendoci esclusivamente un sole martellante il gesso è polvere o meglio sabbia.
Si tratta di un’estesa area a sud del cosiddetto ground zero dove nel 1945 a Trinity Site esplose la prima bomba nucleare a livello d’esperimento, poi lanciata sulle due note città del Giappone per porre fine al secondo conflitto.
Il sito è tuttora radioattivo, ma vivibile ed è stretta tra un poligono di tiro per missili ancora operativo (Missil range) e una base area armata con aerei invisibili ai radar. Tutto il contesto ha una lunghezza di 100 miglia e altrettanto di larghezza.
Anche qui il sole, la solitudine, il vento e la natura fanno il loro corso e modellando le idee affinchè ci si possa ritrovare, in questo silenzio parlato, cercando quanto già vissuto plasmandolo su nuovi rilievi e forme. Ecco cosa c’è d’educativo in questa esperienza, come nelle altre vissute nella solitudine parlata di scenari da mozzafiato.
Le cose della vita e del lavoro come dell’amore vengono qui formate su una orografia e sistema di riferimento obiettivamente nuovo o già vissuto in precedenti viaggi, ma ancora efficace per cui si possono osservare aspetti conosciuti su un’ottica nuova, dove si riesce a capire meglio portando antiche ferite alla guarigione.
E’ un processo di riordino che chiede il silenzio, la pioggia, il vento, il freddo-caldo, la natura e un ritorno all’origine della nostra personalità, che qui è al suo massimo per quanto il tempo (tiranno) conceda obiettivamente poco, ma un intenso momento come gli ebrei ebbero a dire nei campi di concentramento: un’ora una vita (ricordo tratto con rispetto dal film Schindler’s list).
Serve riordinare le idee e trovarne altre? Laddove volessi migliorare come persona, a livello individuale e privato, il riordino delle idee e una nuova prospettiva sono necessari. Ecco cosa ci faccio qui. E ora veniamo al punto per cui questa corrispondenza trova spazio nel Taccuino americano 2012, pubblicato da SIDERWEB il portale della siderurgia.
La crisi, quella maligna del 2008 che prosegue tranquillamente in questi mesi, illudendo gli operatori nei trimestri precedenti, per poter essere gestita richiede personalità nuove. Questo non vuol dire cambio generazionale al vertice, non è affatto scontato che i giovani siano migliori dei padri! Al contrario significa un rinnovamento della personalità capace di capire di più, vivere di più, sentire di più, ascoltare di più, studiare di più, valere di più. Per ottenere questo risultato serve una scuola nuova, spesso in forme da autodidatta, tale da aprire la mente nel saper osservare cose note con soluzioni diverse senza compiacersi di ciò (non c’è tempo) proseguendo senza tregua nel trovare vie alternative a problemi stabili (mancanza di quadratura dei conti, costo del personale, fatturati inadeguati, mercati difficili e internazionalizzazione)
Torniamo su un piano già affrontato altre volte: l’autoformazione. Però se prima poteva essere uno sport, quasi un modo per distinguersi (moda) adesso assume le forme di una nuova pelle da indossare per sopravvivere in un mondo selettivo.
Ricordo un operatore che a un convegno di SIDERWEB mi disse: siamo dalla parte sbagliata del mondo. Li per lì non risposi e acquisii l’informazione. Oggi penso che siamo nella parte giusta del mondo se procedessimo alla sua re-industrializzazione con una nuova cultura industriale. Ecco la parola magica: cultura. Questa non è più conoscenza di nozioni e concetti, ma per quote di vita vissuta sulla propria pelle espandendo le capacità di base per vivere un’esistenza più profonda che sola può distaccare questo mondo dagli altri. Solo lavorando non saremmo diversi o di più dai cinesi ad esempio, ma il creare e l’immaginare fa la differenza. Ora per modellare il nuovo o il meglio serve la cultura e per ampliarla l’impegno, lo studio e la solitudine parlata; in pratica un qualcosa che assomigli a White Sands. Buon lavoro.