Dragutin Dimitrijevic, Ufficiale dell’esercito Serbo vissuto a cavallo tra Ottocento e Novecento, nato il 1876 e morto fucilato dagli stessi soldati serbi a Salonnico nel 1917, giunse fino al grado di Colonnello.
Il motivo per cui è qui ricordato è per la sua efferatezza, crudeltà e totale perdita di senso umano. Con queste caratteristiche, totalmente fuori controllo e particolarmente temuto dai superiori, si permise d’uccidere ed agire provocando la Prima guerra mondiale. Va ricordato che per un crudele Colonnello a cui nessuno ha saputo dire “basta” sono conseguite:
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9 milioni di morti in ambito militare;
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7 milioni di civili deceduti;
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20 milioni di feriti tra militari e civili (moltissimi mutilati);
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a tutto ciò vanno considerati i morti per polmonite “spagnola” causati dai tiri d’artiglieria sui cimiteri dov’erano collocate bare contenenti morti per epidemie varie dal Seicento in poi. La circolazione dei virus che ne è conseguita dallo scoperchiamento delle bare, generò la “spagnola”. Si noti la sottigliezza, quando la Cina comunista è stata responsabile dell’ultima pandemia, quella del 2020, non è stata chiama dall’Organizzazione della Sanità mondiale “polmonite cinese”, ma solo anonimamente “Covid 17” per non imputare alcuna responsabilità ai comunisti cinesi dei 15 milioni di morti sofferti in quell’anno.
L’intera riflessione non si concentra solo su un Ufficiale nazionalista; sarebbe troppo poco per scriverci sopra un ragionamento. Gli aspetti che emergono e sono particolarmente drammatici ammontano a tre:
a) perchè il Colonnello Draguitn Dimitrijevic ha potuto agire indisturbato coinvolgendo di fatto lo Stato Serbo nella responsabilità degli atti compiuti dall’Ufficiale;
b) l’efferatezza degli atti compiuti! una crudeltà voluta, cercata e pretesa dai suoi adepti (appartenenti alla banda nota come “La mano nera”). Un esempio. Nel corso dei due conflitti balcanici intercorsi tra il 1912 e l’anno successivo, la mentalità Dragutin Dimitrijevic ha portato, nei villaggi occupati, ad uccidere con un colpo di pistola i maschi e con le baionette donne e bambini risparmiando pallottole;
c) c’è un altro dettaglio sintomo della patologia di cui fu affetto il Dragutin Dimitrijevic. Per nulla omosessuale non si avvicinò mai ad una donna. La “concentrazione” sui “valori” del nazionalismo serbo, non consentì all’Ufficiale un contatto umano con una donna. Un dettaglio che non colpisce solo il Dimitrijevic ma comune anche ai tre assassini, tutti di giovanissima età, dell’Arciduca Francesco Ferdinando e di sua moglie Sofia Chotek il 28 giugno 1914 a Sarajevo.
Se ci fosse stata una donna in queste vite perdute avremmo risparmiato 36 milioni tra morti e feriti?
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