Tucidide descrive, al termine del suo libro “La guerra del Peloponneso” nei capitoli dal sesto al settimo, la triste vicenda del fallito attacco ateniese alla città di Siracusa in Sicilia. Il testo, in tutto, otto capitoli, riporta a noi quanto accaduto 2.500 anni fa in Grecia tra Sparta e Atene, ovvero una guerra per il predominio dell’Egeo. L’asse temporale si sviluppa tra il 431 a.C. e il 404 mentre i fatti siciliani sono avvenuti tra il 415 e il 413 (sempre avanti Cristo).
Ci si rende conto di discutere, in questa sede, di qualcosa che è nella mente di coloro che riflettano e pensano da due millenni e mezzo, ma ciò non ne toglie il vigore, la significatività e il valore nell’attualità dei fatti.
Nel dettaglio stupisce (e così resta insegnamento per il futuro per tutti noi) come, a carattere generale, il maggior numero di perdite in battaglia si ha nel momento della ritirata specie se disordinata. Al contrario, nella resistenza, seppur inferiori di numero, la lotta garantisce un contenuto numero di caduti. Certamente il ragionamento va preso con spirito critico ricordando come alle Termopili (del 480 a.C.) morirono tutti e 300 gli Spartani che s’opposero ai persiani guidati dal dittatore Serse.
Mantenendo costante questa riflessione (confermata sia da Tucidide sia da Erodoto in “Storie“) stupisce come i 40mila ateniesi in ritirata su Catania, si siano lasciati “lapidare” dai costanti attacchi dei siciliani e troiani senza, al contrario, essersi scagliati d’impeto contro la città di Siracusa per porla a ferro e fuoco.
La fine orribile dei quei 40 mila ovviamente non fu loro nota se non quando ci si trovarono ma il passato insegna noi. Chi morì bersagliato dai siracusani ed ateniesi, in fondo, ebbe una buona morte. La peggiore fu per i prigionieri, ammassati tanti, tantissimi, in piccoli spazi nelle caverne di Siracusa dove lentamente morirono di stenti e malattie nel cambio della stagione. Che terribile fine!
La lezione che ci da Tucidide è diretta: non arrendersi mai, è sempre meglio morire sul posto in ogni caso.
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