Sul modello di sviluppo s’è già discusso nel precedente studio qui pubblicato.

Dalle precedenti due grandi depressioni (1874-1929) determinate da un eccesso di produzione, la prossima ed imminente è certamente motivata dall’eccesso d’indebitamento.

E’ palese, quindi neppure velato tra le righe di quanto qui scritto, che si è in attesa (e non felice) della terza grande depressione in linea con quanto già pubblicato da Nouriel Roubini nel suo libro “La grande depressione”.

Oltre a quanto già pubblicato sul tema, qui si desidera riprendere il nesso fondamentale della lezione già svolta di macroeconomia da cui emergono queste note di riflessione.

Si distinguano 2 ere: moderna e classica e quindi s’osservi la grafica allegata.

L’epoca classica è stata impostata sul sistema agricolo e mercantile (quest’ultimo squisitamente commerciale).

L’andamento delle stagioni e quindi della produzione (si mangia solo se si produce) appartiene a una sensibilità dove Dio, quale divinità condivisa, godette di un ruolo immanente. Dio fu il riferimento morale e produttivo dell’era classica. Però, e c’è sempre un “però”, la produttività dell’era classica, affidandosi alla divinità, mantenne la produttività su livelli bassi-scarsi. Non fu colpa di Dio. La quadratura del cerchio avviene quando al settore primario s’unisce quello secondario con fertilizzanti, pesticidi e terziario nella distribuzione. La sola agricoltura non è sufficiente per sfamare un popolo. Dio non centra nulla con la bassa produttività.

L’epoca moderna è tale perchè alla parola DIO è stata cancellata la D iniziale esaltando il restante IO.

Sulla bontà dell’operazione non ci si vuole esprimere per evitare d’assumere posizioni estremamente critiche.

Stiamo discutendo di un IO che nell’esaltazione consuma su livelli da iper consumo.

Sul modello di sviluppo grava così una forte ipoteca: l’egocentrismo.

Ecco che l’economia e annessi modelli di sviluppo si legano alla filosofia e successivamente alla politica. E qui si perviene alla conclusione per cui l’economia non è sganciata dalla politica ma ne rappresenta una sua emanazione. Non è possibile discutere d’economia senza aver definito il quadro filosofico (chi è l’Uomo e cosa ci fa insieme agli altri) e politico (in quale forma le persone stanno insieme).

Capita di leggere sulla stampa economica sia italiana nel Sole 24Ore sia internazionale, di un’economia e annessi modelli di sviluppo del tutto autonomi dalla politica e questo è un errore!

Forse un voluto sbaglio di valutazione per cercare di dare autonomia all’economia rispetto alla politica.

La stessa globalizzazione è stata (ormai s’è conclusa dal 2022) uno sbaglio.

Ad esempio la Cina comunista (quella Cina che ha per capitale Pechino a differenza della Cina nazionalista con capitale Taipei) è da considerarsi fuori dal modello adottato nel G-20 (organo non elettivo di coordinamento tra le maggiori 20 economie del pianeta) perchè una dittatura non è compatibile con le democrazie. Considerare forzatamente una dittatura (Cina-Pechino) o una Nazione autoritaria-nazionalista (l’attuale Russia ex URSS) nel contesto delle democrazie, esprime un falso ideologico.

Sul modello di sviluppo economico va prima di tutto considerata la politica! Che le democrazie dialoghino e scambino merci tra loro isolando o al massimo considerando colonia produttiva una dittatura ma nulla di più.

La Cina comunista è probabilmente appena una colonia produttiva dove sono state trasferite le imprese più inquinanti in era globalizzata affinché l’Occidente possa consumare senza sporcare. Preso atto di questa scelta alla Cina comunista cosa resta? non certamente voce ed autorevolezza e il concedergliela è un errore.


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