Stackelberg, Heinrich von Stackelberg, russo ma non sovietico, nato a Kudinovo (area di Mosca) nel 1905, d’origine tedesco-baltica, fuggi dall’Unione sovietica in preda alla rivoluzione bolscevica ed insegnò in Germania (a Colonia, Berlino e Bonn) fino al 1941, quindi morì in Spagna nel 1946. Per quanto economista pensò all’economia in chiave puramente matematica; un approccio oggi del tutto superato, ma non per questo da non rispettare!

Nell’ambito dell’oligopolio, Stackelberg ne studiò uno dei tre modelli. Infatti questa forma di mercato si ripartisce tra Cournot, Stackelberg e Bertrand. Laddove per Cournot il mercato va studiato per le quantità prodotte e per Betrand per i prezzi, in Stackelberg il mercato è ripartito tra un’impresa trainante ed altre al seguito.

In Italia, purtroppo, negli esami di microeconomia, quando si discute di oligopolio, nella massa dei casi ci si riferisce a Cournot; molto raramente al modello di Stackelberg.

Al contrario, prediligo quest’approccio per un motivo semplice: l’applicazione più diretta del modello tra impresa traino e trainate è per l’Italia il sistema dei distretti industriali.

Per ironia della sorte, il concetto di distretto (ipotizzato per primo dall’economista inglese Alfred Marshall 1842-1924) è più famoso all’estero che in Italia!

Fatto amicizia con il concetto ora i dettagli.

Purtroppo Stackelberg ragiona per passaggi matematici ed altrettanto dobbiamo noi fare. Qui a seguire tre pagine di conteggi.

Affrontando un compito, non solo in questo caso, ma SEMPRE, segnarsi i dati di partenza:

  • CT = 2Q al quadrato – 4Q
  • Q = la quantità di qa + qb
  • la funzione di domanda è espressa in forma diretta (per Q) per cui Q = 18 – 1/2p

A seguire ben 10 passaggi.

Cosa aggiungere rispetto alla gran mole di passaggi descritti nelle tre pagine?

Sicuramente i passaggi di derivazione parziale e d’eguaglianza a zero sono indicativi di un bisogno di massimizzazione dello sforzo. Detto in maniera più diretta, la derivata esprime la capacità di crescita mentre il porre a zero la funzione vuol dire al suo massimo.

Buon studio – il prof


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